La dura protesta contro il Ceo della Sampdoria Jesper Fredberg e un futuro appeso alle promesse di chi paga, di Joseph Tey. L’analisi di Claudio Bianchi
La contestazione dei tifosi blucerchiati nei confronti di Jesper Fredberg è destinata ad avere un seguito. La società, attraverso un comunicato stampa, ha espresso indignazione nei confronti degli autori della protesta.
Una contestazione che nasce da una situazione ormai difficile da sostenere e che, inevitabilmente, solleva interrogativi sul futuro della Sampdoria e su chi, oggi, ne detiene le redini.
Una società che, paradossalmente, non è mai altrettanto solerte quando si tratta di diffondere comunicati per spiegare le proprie decisioni, chiarire le strategie e assumersi la responsabilità delle scelte compiute.
Perché, se la società ritiene doveroso intervenire per condannare una protesta, dovrebbe essere altrettanto pronta a fornire risposte concrete a una tifoseria che da tempo chiede chiarezza. Il futuro blucerchiato non può continuare a rimanere appeso alle promesse di Joseph Tey.
Nelle ultime ore è tornata a circolare la notizia secondo cui Tey avrebbe dichiarato di essere disposto a immettere risorse economiche nella società almeno fino a marzo 2027. Ma quanto c’è di concreto in questa affermazione? Si tratta di un impegno realmente assunto dalla proprietà oppure di una voce fatta filtrare da ambienti vicini alla società per contenere il malcontento e, magari, condizionare la protesta della tifoseria?
La deduzione arguta di “Club Doria 46” che riporto di seguito non lascia adito a troppe interpretazioni:
Joseph Tey ha fissato un obiettivo chiaro: il ritorno nella massima serie nel 2028. Tuttavia, tra le pieghe del bilancio emerge un “giallo” che preoccupa il collegio sindacale: le garanzie finanziarie attuali coprono il club solo fino a marzo 2027.
Il piano industriale approvato dal CDA prevede perdite strutturali fino al ritorno in Serie A, ipotizzando che la società resti tra i cadetti anche nella stagione 2026/2027. Sebbene Tey abbia ribadito pubblicamente la volontà di riportare la Samp in A entro il 2028, i documenti ufficiali mostrano un disallineamento. Il collegio sindacale, composto da Spinoso, Iachini e Rodari, ha infatti preteso delle “comfort letter” per assicurare la continuità aziendale. Queste lettere confermano l’impegno del socio di maggioranza a finanziare il club per almeno 15 mesi dalla chiusura dell’esercizio, ovvero fino a marzo 2027. La domanda sorge spontanea: cosa accadrà se a quella data la promozione apparirà ancora lontana?
Questo l’articolo del 16 giugno e riproposto da altre fonti qualche giorno fa.
Al momento, senza una comunicazione ufficiale e dettagliata, è difficile distinguere le intenzioni reali dalle dichiarazioni di circostanza. Una cosa, però, è certa: la Sampdoria non può continuare a vivere di rassicurazioni, promesse e prospettive future. Servono fatti, chiarezza e soprattutto un progetto credibile.
I dubbi di Claudio Bianchi
Personalmente, non sarei tra quelli che verserebbero lacrime se questa esperienza societaria dovesse arrivare al capolinea. Anzi, continuo a pensare che quattro anni fa sarebbe stato preferibile ripartire dalla Serie D, ricostruendo il club dalle fondamenta, piuttosto che trascinarsi in una situazione che oggi presenta ancora troppe incognite.
Quando espressi questa convinzione, fui accusato da qualcuno di essere di fede rossoblù. Un’accusa comoda, evidentemente, per evitare di confrontarsi con una posizione che non aveva nulla a che vedere con il Genoa, ma soltanto con la necessità di tutelare la Sampdoria. Perché essere sampdoriani non significa dover difendere qualsiasi scelta della proprietà o accettare ogni decisione della dirigenza.
Il problema, adesso, è anche un altro: chiunque dovesse manifestare interesse ad avvicinarsi alla Sampdoria si troverebbe inevitabilmente a dover fare i conti con l’attuale struttura societaria. Una situazione che rischia di complicare qualsiasi eventuale trattativa, soprattutto se non dovessero esserci disponibilità a un reale cambiamento nella gestione del club.
Sampdoria, un disastro confermato anche dai numeri!
Sampdoria, la protesta contro Fredberg e il futuro appeso alle promesse di Tey
E poi ci sono i numeri, che meritano una riflessione tutt’altro che marginale.
La Sampdoria avrebbe sostenuto un costo per gli ingaggi dei calciatori nell’ordine dei 27 milioni di euro, collocandosi al quarto posto nella graduatoria delle spese del campionato di Serie B. Davanti ci sarebbe il Palermo, con un monte ingaggi superiore e una dichiarata ambizione di conquistare la promozione in Serie A. Poco sopra la Sampdoria si collocherebbero anche Cremonese e Pisa.
Resta però una domanda. Come si spiega che una società che investe cifre così importanti sul piano degli stipendi si ritrovi a occupare il quarto posto della classifica degli ingaggi e, soprattutto, non riesca a tradurre questo investimento in risultati?
Spendere non significa necessariamente costruire. Il monte ingaggi, da solo, non garantisce una squadra competitiva: servono competenza nelle scelte, organizzazione e una strategia sportiva coerente con gli obiettivi dichiarati.
Ed è proprio su questo che la proprietà dovrebbe dare risposte, al di là delle rassicurazioni sulla disponibilità a finanziare il club fino al 2027. Perché il problema non è soltanto trovare i soldi per andare avanti, ma capire quale futuro si intenda realmente dare alla Sampdoria.
Dopo quattro anni, i tifosi meritano qualcosa di più di promesse e spiegazioni. Meritano di sapere se esiste ancora un progetto capace di restituire al club la dignità e le ambizioni che la sua storia impone.



