Daniele Portanova, con un lungo post su Instagram, ha preso le parti del figlio Manolo dopo la condanna a 6 anni per violenza sessuale
La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la sentenza di condanna a 6 anni di carcere per Manolo Portanova, centrocampista della Reggiana, per violenza sessuale di gruppo a Siena nei confronti di una studentessa. I fatti in questione sono avvenuti nel 2021.
Nel 2022 era arrivata la condanna in primo grado, confermata dalla Corte d’Appello. Portanova aveva, poi, continuato a giocare dopo aver presentato ricorso, con la giustizia sportiva che non prevede, soprattutto in caso di assenza della sentenza definitiva, un provvedimento per queste condanne. Il calciatore, però, è pronto a ricorrere in Cassazione e il padre, Daniele, su Instagram ha preso le difese del figlio.
Daniele Portanova: in Cassazione…a testa alta
SOCIAL – Daniele Portanova difende il figlio Manolo: avete voluto il mostro! Ci vediamo in Cassazione…Il post
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Un post lungo, in cui Daniele Portanova parla di “mostro” e si dice pronto a ricorrere alla Cassazione “a testa alta”.
Avete voluto il mostro. Ora guardatelo negli occhi.”
Sono rimasto in silenzio per anni. Ho aspettato che i tribunali facessero il loro lavoro, convinto che le carte avrebbero parlato più forte delle urla. Mi sbagliavo. In Italia, per arrivare alla verità, serve un cadavere da piangere o un bersaglio da colpire. Mio figlio è diventato quel bersaglio.
Oggi non ha fallito solo un uomo, ha fallito un sistema che ha emesso la sua condanna dal primo giorno. Senza leggere. Senza guardare quelle chat, quei video e quelle prove che smentiscono, punto su punto, una parola che è stata trattata come legge, nonostante sia stata smentita dai fatti.
Perché questo accanimento?
Perché si chiama Portanova?
Perché è un calciatore e fa “audience”?
Perché distruggere la vita di un ragazzo di vent’anni porta più click che ammettere un errore giudiziario?
Avete scelto la via più facile: ascoltare solo chi vi faceva comodo e tapparvi le orecchie davanti all’evidenza. Ma la verità non ha bisogno di applausi, ha bisogno di onestà. E se quello che volete è un processo mediatico, ora lo avrete. Non difendo solo un figlio, difendo il diritto di ogni cittadino condannato ingiustamente
La giustizia oggi ha preferito non vedere , ma noi non abbiamo perso la voce.
Ci vediamo in Cassazione. A testa alta.



