La domanda che tanti tifosi della Sampdoria si fanno è: “Come non si fa a stare dalla parte di Andrea Mancini?” Se lo chiede anche Claudio Bianchi
Non sono d’accordo con le critiche rivolte ad Andrea Mancini.
Innanzitutto, il giudizio dovrebbe basarsi sul lavoro svolto da Andrea Mancini, non sul pregiudizio legato al cognome: ed è una distinzione fondamentale. Molte critiche nei suoi confronti sembrano nascere più dall’etichetta di “figlio di…” che da ciò che ha realmente fatto sul piano operativo.
Nel girone di ritorno sono arrivati 23 punti, nonostante una squadra ancora in costruzione e diversi punti lasciati per strada proprio a causa di questa situazione. Con Attilio Lombardo — che è stato rimandato a settembre dalla società ed ha avuto l’arguzia di mettere una difesa a 4 che è stata fondamentale vista la scarsa vena realizzativa degli attaccanti — la media è stata di 1,56 punti a partita, dato penalizzato anche dall’ultima gara di campionato, giocata praticamente con mezza squadra perché molti titolari avevano paura di farsi male.
Una media che, proiettata sull’intera stagione con l’attuale rosa, ti porterebbe intorno ai 60 punti.
Per questo, guardando il quadro in modo pragmatico, la rosa attuale non è da rifondare completamente: servono pochi innesti, ma di livello vero, per superare il potenziale dei 70 punti. La continuità progettuale può valere molto più delle rivoluzioni continue — il Frosinone ne è un esempio lampante.
Ed è un ragionamento che, nel calcio moderno, spesso paga più delle ricostruzioni annuali, soprattutto quando queste non hanno un indirizzo preciso, come accaduto negli ultimi due campionati.
Sampdoria, Andrea Mancini va tenuto non lasciato andare via…
Sampdoria, come non si fa a stare dalla parte di Andrea Mancini?
È chiaro, però, che un dirigente debba avere maggior margine d’azione. Quando un progetto viene sentito davvero come proprio, aumentano coinvolgimento, responsabilità e visione a lungo termine. Naturalmente tutto questo deve poi tradursi in scelte corrette sul mercato e nella capacità di costruire una struttura forte attorno alla squadra.
Un DS può essere bravo quanto vuole, ma se non ha autonomia reale o se ogni decisione viene condizionata dall’ambiente, dal rumore mediatico o dalla proprietà, il suo lavoro finisce inevitabilmente per essere limitato.
La critica costruttiva è normale ed è anche utile. Diverso, invece, è bocciare a prescindere una figura solo perché porta un cognome pesante, senza valutare risultati, idee e prospettive del progetto. Onestamente, non mi sono nemmeno piaciuti alcuni aggettivi con cui è stato apostrofato.
Se proprio devo contestare qualcosa, allora guardo alla proprietà. Però sono loro ad avere il controllo della situazione. Quindi è anche normale che Mancini cerchi di ottenere maggiore fiducia mantenendo un rapporto equilibrato con Tey. Da qui a definirlo connivente, però, ce ne passa.



