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Voglia d’America, di Vialli, di tutto quello che non sia più Ferrero e nemmeno Vidal

di Marco Bisacchi
America Vialli Ferrero Vidal

C’è voglia d’America, di Gianlca Vialli, ci cessione, di tutto quello che non sia più Massimo Ferrero e nemmeno Gianluca Vidal…

Non siamo mica gli americani. Anche se ora siamo nelle mani degli americani per davvero. La nomina della banca statunitense Lazard come advisor per la cessione della Sampdoria mi auguro possa finalmente rappresentare un punto di svolta.

Spero davvero che la fase dei rallentamenti o delle presunte meline sia finito. E però ormai da mesi – per la precisione dallo scorso dicembre – la domanda che ci ripetiamo è più o meno sempre la stessa: perché nessuno acquista la Sampdoria? Sembra di guardare ad altri mondi quando si legge di un Milan venduto per 1,2 miliardi a RedBird.

Solo l’ultima di una serie di passaggi di proprietà nel nostro campionato, per lo più con gruppi americani protagonisti. E dire che servirebbero cifre ben minori per acquistare la società di Corte Lambruschini, forse un’ottantina di milioni per coprire i debiti di gestione e altri 30-40 milioni per acquisire realmente il club. Intendiamoci: l’appeal della Sampdoria non è certo quello del Milan, stiamo effettivamente parlando di un altro mondo e di un altro calcio, ma stupisce che a distanza di oltre cinque mesi dal commissariamento del club dopo le grane giudiziarie di Ferrero si sia ancora fermi più o meno al punto di partenza.

Ora però la Sampdoria ha finalmente la certezza di ripartire dalla serie A nella prossima stagione (il rientro nei parametri dell’iscrizione al campionato è la vera nota lieta di questi giorni) e anche il sostanziale via libera del tribunale fallimentare di Roma ai concordati di Farvem ed Eleven Finance – le due società a rischio fallimento di Ferrero a cui è indirettamente legato il destino della Sampdoria all’interno del trust Rosan – potrebbe rappresentare un fattore in più per velocizzare i tempi di una possibile cessione.

Di voci in città ne girano tante. Tra viaggi e miraggi, almeno per il momento. I tifosi sognano il ritorno di Gianluca Vialli, che nel 2019 fu davvero vicinissimo all’acquisizione del club con gli investitori Dinan e Knaster (che nel frattempo ha comprato il Pisa ed è rimasto in B dopo la sconfitta nel play off col Monza di Berlusconi): all’epoca però l’offerta finale di 80 milioni (come ha confermato lo stesso Vidal, oggi trustee di Rosan) non fu ritenuta all’altezza dall’ex presidente Ferrero.

Quello sì che fu l’errore più grosso del Viperetta, al di là dei suoi tanti scivoloni dal 2014 ad oggi: forse con quella cifra avrebbe persino potuto evitare tutti i problemi di oggi.

Banca Lazard aumenta i sogni d’America e allontana Ferrero e Vidal

 

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Ma tant’è, siamo sempre al punto di partenza. Le conferme di un ritorno all’assalto di Vialli non arrivano. Così come non arrivano rumors reali su un imminente passaggio di proprietà. Nel caso, se dovesse arrivare Vialli o qualcun’altro alla guida della Samp, sarò ben contento di sbagliarmi.

Perché è chiaro che la gestione attuale (un bravo Lanna per quello che sinora ha fatto e per quello che spero possa continuare a fare anche in una nuova Samp) non possa andare avanti troppo per le lunghe, pur considerando che in tutta questa vicenda il convitato di pietra resta Edoardo Garrone: non si vede, non si sente ma probabilmente è ancora lui – l’ex presidente e colui che lasciò la Sampdoria in mano a Ferrero nel 2014 – a fornire le garanzie al club per andare avanti. Un fatto positivo per una Samp che viceversa rischierebbe di annegare, anche se ora serve un cambio di marcia.

Come si muoverà la Banca Lazard per vendere il club? A quanto è dato sapere ad oggi sono già in corso quattro due diligence da parte di altrettanti gruppi, tutti stranieri, che hanno manifestato interesse in questi mesi. Ci sono almeno due fondi di investimento americani in ballo, insieme a un altro gruppo riferibile al mondo arabo.

Due di questi gruppi sono già alla fase 2 della due diligence e stanno valutando tutti i contratti del club, oltre che la situazione contabile. Gli altri due gruppi (tutti i nomi sono coperti dal patto di riservatezza) sono leggermente indietro nella corsa.

Ma la sensazione – ahimé – è che non ci sia tutta questa fretta, anche se i potenziali investitori dovrebbero avere teoricamente interesse a subentrare il prima possibile per pianificare il mercato e il futuro sportivo, da cui dipende anche quello societario.

Il problema come sempre sarà distinguere tra investitori e semplici speculatori, e qui dovrà essere decisivo il ruolo della Banca Lazard come parte assolutamente terza rispetto a Vidal, spesso considerato – a torto o ragione – uomo vicino a Ferrero e secondo molti attento anche al destino dello stesso imprenditore romano.

Forse un giudizio ingeneroso e di pancia ma la piazza inizia a perdere la pazienza e non vuole più sentir parlare di trust e concordati. Oggi spetta anche a Vidal velocizzare i tempi per dimostrare di essere anche lui super partes, in questo affaire cessione: del resto – come dicevano i latini – “pecunia non olet”, e se finalmente arriverà l’offerta giusta (con l’aiuto della Banca Lazard) forse davvero potrà aprirsi una nuova pagina.

Perché il tempo stringe e il campo non aspetta.



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