Tra chi fin qui ha deluso c’è Salvatore Esposito. Un giocatore di grande qualità che non è ancora riuscito però a fare la differenza…
Ci sono modi e modi per deludere. Mi limito al calcio: se non hai aspettative e qualcuno gioca male, ogni volta è una delusione. Una delusione attesa, che nel contesto della squadra che ti appassiona non lenisce il fastidio.
Ma se hai aspettative e qualcuno le tradisce, è un po’ peggio. Eppure esempi, nella mia vita di vergatore di storie calcistiche, ne ho visti tanti. Posso raccontarvi di Socrates alla Fiorentina, di Ian Rush alla Juventus, di Darko Pancev all’Inter, per stare lontani da Genova, o di Beppe Signori alla Sampdoria, se vogliamo avvicinarci.
Non siamo lontani da questo nel dire che Salvatore Esposito non è stato, finora (e sottolineo: finora), il Santiago Calatrava del centrocampo che contavamo diventasse.
Francamente credo che il mercato di gennaio abbia quest’anno davvero sistemato un po’ di cosette tra campo e panchina, nonostante ci sia qualche meschinetto che provi a sostenere il contrario.
Uno dei pezzi forti era proprio Esposito. Ricordo bene due stagioni fa: lo Spezia impelagato nei bassifondi della classifica, la tifoseria aquilotta che lo contestava, insieme al fratello Francesco Pio, mentre da noi brillava la stellina del terzo gioiello di casa, Sebastiano. E io che dicevo: abbiate pazienza, cresceranno. Caspita, Francesco Pio, anno 2005, da solo in attacco, e Salvatore con le chiavi del regno.
Sampdoria, fiducia in Salvatore Esposito

Serie B 2025/26 | Sampdoria-Monza
Gol Monza (0-1): delusione Salvatore Esposito
Sampdoria, ma io aspetto ancora (il) Salvatore…
Lo scorso anno sappiamo com’è andata: Spezia in grande spolvero e sfortunato, i due Esposito protagonisti assoluti, e – con Francesco lanciato verso la Nazionale – il fratello maggiore chiamato a dare continuità alla storia.
Qualcosa, là, si è rotto. Succede. Forse anche a livello fisico. Ma mai più pensavo che in pratica già da Natale il giocatore più rappresentativo dello Spezia potesse approdare in blucerchiato. Accolto come un piccolo messia, perché una rosa costruita alla… non mi viene… ecco, alla pisello di segugio, lasciava scoperta – tra le altre – la casella del regista, quello con visione profetica, dai piedi buoni, capace di battere punizioni e calci franchi e magari di segnarci persino qualche golletto.
Certo, si parlava di qualche problema fisico, e anche di un idillio con l’ambiente spezzino in via di consunzione, ma la maglia più bella del mondo – si sa – ha spesso un potere rigenerante.
Invece, al momento, tra gli arrivi eccellenti (Begic, Pierini, Martinelli) e quelli sicuramente validi (Brunori, Di Pardo, Palma, Viti, Cicconi), nella casella di quelli che “è bravo, ma potrebbe fare di più”, c’è lui (insieme a Soleri).
Dico la verità, avevo aspettative. Una regia dinamica, di movimento, di spostamento del quadro tattico, più da archistar che da geometra. E, quindi, sono deluso. Da un giocatore come lui ci si aspetta di più, molto di più. Essere decisivo, mettere in campo idee e visione superiori.
Lombardo glielo ha chiesto: giocate semplici. Ma c’è una bella differenza tra giocate semplici e giocate banali.
Eppure si vede che talvolta, soprattutto nelle ultime apparizioni, il tentativo di fare qualcosa di sostanzialmente diverso si rappresenta, prima nella testa e poi nei piedi. Verticalizzazioni improvvise, guizzi del pallone a saltare una fase di gioco. Diciamo che potrebbe non essere solo sua responsabilità, perché è necessaria la collaborazione di chi la palla va a riceverla, che dovrebbe infilarsi negli spazi tra gli avversari e non attenderla tra i piedi. Un ragionamento di manovra complessiva. Ma sono dinamiche che si definiscono quando si imposta la squadra per la stagione, in estate: diventa difficile cambiare questo genere di prospettive a campionato in corso, e per di più con la mente offuscata dalla necessità di fare punti.
È questo il motivo per cui, forse, in regia oggi è necessario il geometra più che l’archistar. E Ricci – detto chiaramente, il miglior Ricci da quando è arrivato da queste parti – al momento sembra la soluzione più razionale.
Ma io, il Salva, lo aspetto ancora. Rimango convinto che possa farci divertire.



