La favola della Sampdoria di Paolo Mantovani è nuovamente in vendita. Una cessione che ci porterà dove? E soprattutto in quale mani?
C’era una volta una bella e affascinante signora che rappresentava Genova in Europa e nel mondo. Un giorno una disgrazia la colpì: perse il suo amato padre.
La sua casa passò allora nelle mani dei figli, che però non possedevano la stessa forza, la stessa visione e le stesse capacità del genitore.
Fu allora che arrivò il primo orco, deciso a impossessarsi della bella fanciulla. Si presentò come un salvatore, ma in realtà non era altro che un impostore.
Fortunatamente lo zio della Sampdoria si accorse in tempo del pericolo e riuscì non solo a salvarla da una brutta fine, ma anche a restituirle energia, dignità e prestigio, tanto che la signora tornò a ricevere inviti nelle più importanti corti d’Europa.
Col passare degli anni, però, anche lo zio commise qualche errore di valutazione e la Sampdoria ebbe un inciampo che la fece cadere a terra. Lo zio comprese subito la situazione e si adoperò per aiutarla a rialzarsi.
Purtroppo anche lui, un giorno, lasciò il mondo terreno. La cura della bella signora passò così al cugino che, almeno inizialmente, cercò di seguire il cammino tracciato dal padre.
Ma nel 2014 arrivò a corte un personaggio che dichiarò di voler prendere sotto la propria protezione la bella signora, promettendo di mantenerla prospera e raggiante.
All’inizio le cose non sembrarono andare male, anche perché il cugino, di tanto in tanto, vigilava affinché la sua parente non venisse trattata ingiustamente.
Con il passare del tempo, però, quel signore iniziò a rinchiudere la bella signora in un intricato labirinto dal quale ella non riuscì più a uscire.
All’ingresso di quel labirinto vegliava un guardiano che impediva a chiunque di intervenire.
Tra coloro che tentarono di liberarla vi fu anche un principe generoso di nome Gianluca, il quale fece tutto ciò che era nelle sue possibilità per salvarla. Purtroppo era gravemente malato e non riuscì a portare a termine la sua missione perché morì prematuramente.
I sudditi piansero amaramente quella perdita.
Passarono i mesi e la bella signora venne ricoverata in un istituto di cura, con la speranza che potesse guarire e tornare nella reggia più importante d’Italia.
Ma la situazione continuò a peggiorare e la signora, affranta e disperata, sembrava ormai vicina alla fine.
Quando tutto pareva perduto, arrivarono due soldati di ventura.
Essi fecero credere ai sudditi di essere due re dotati di immense ricchezze e promisero che, nel giro di pochi anni, avrebbero restituito alla signora lo splendore di un tempo.
Con una manovra tanto astuta quanto rischiosa riuscirono effettivamente a impedirne la morte.
I sudditi festeggiarono giorno e notte, acclamando i due salvatori.
Ben presto, però, si scoprì che non si trattava affatto di re dalle immense disponibilità economiche, bensì di soldati di ventura interessati soprattutto a trarre vantaggio dalle proprie mosse.
Per proseguire nell’impresa dovettero quindi allearsi con alcuni mercanti provenienti da terre lontane, i quali misero a disposizione risorse e sostegno affinché la bella signora potesse tornare nella reggia più prestigiosa d’Italia.
Di questi mercanti, tuttavia, si sapeva ben poco.
Anno dopo anno essi costruivano una scala destinata a riportare la signora alla sua dimora naturale. Ma, ogni volta che l’opera sembrava vicina al completamento, la scala veniva smontata per essere ricostruita con materiali che venivano presentati come più robusti e preziosi.
Sampdoria,
La favola della Sampdoria è in vendita
Purtroppo, con il passare del tempo, quei materiali si rivelavano sempre meno pregiati e sempre più fragili.
A un certo punto la bella signora rischiò addirittura di essere trasferita dall’ospedale a una RSA, un luogo dal quale sarebbe stato quasi impossibile fare ritorno.
Fu allora che un manipolo di uomini coraggiosi, profondi conoscitori della sua storia e della sua anima, riuscì a salvarla.
Combattendo con tutte le proprie forze, essi evitarono il tracollo e le permisero di continuare il suo percorso di cura.
Quando ormai tutti pensavano di aver finalmente trovato gli uomini giusti e i materiali adatti per completare la scala e tornare a corte, i mercanti stranieri decisero ancora una volta di cambiare progetto e sostituire proprio coloro che avevano salvato la signora.
Ai sudditi apparve subito evidente la gravità di quell’errore, ma i mercanti scelsero ugualmente di proseguire sulla loro strada.
La Sampdoria si ammalò nuovamente e all’orizzonte tornò a profilarsi lo spettro del ricovero nella RSA.
I mercanti richiamarono allora i valorosi uomini che già una volta l’avevano salvata e questi riuscirono ancora una volta a costruire una solida impalcatura sulla quale ripartire.
Ma, come già accaduto in passato, i mercanti sostennero di avere a disposizione materiali migliori e uomini più preparati.
La nuova struttura venne così smantellata e altri costruttori furono incaricati di ricominciare da capo.
Questa continua alternanza fece tornare alla mente dei sudditi il racconto dell’Odissea.
Esattamente quando Penelope, per non cadere tra le braccia dei Proci e attendere il ritorno del suo amato Ulisse, tesseva di giorno una tela. Per poi disfarla di notte.
La tela di Penelope e la scala della Sampdoria sembrano avere la stessa simbologia. E allora la domanda sorge spontanea: chi è il vero Ulisse?



