L’Italia non sarà al Mondiale 2026 con la propria Nazionale ma il calcio italiano avrà comunque una rappresentanza in panchina. Carlo Ancelotti, Vincenzo Montella e Fabio Cannavaro arriveranno al grande appuntamento alla guida, rispettivamente, di Brasile, Turchia e Uzbekistan.
3 progetti calcistici molto diversi che trasformano questa storia in qualcosa di più di una semplice curiosità statistica ma che ci aiutano a contestualizzare meglio la complessa situazione del calcio Italiano anche quando il focus diventa chi è in panchina.
L’Italia che sopravvive non è sul campo
L’eliminazione italiana dai mondiali del 2026 ha lasciato un vuoto difficile da colmare, soprattutto per un Paese che ha costruito buona parte della propria identità sportiva intorno ai Mondiali. Volendo però guardare il bicchiere comunque mezzo pieno, è fondamentale ricordarsi che il torneo servirà da riflettore per mostrare almeno un elemento in cui siamo considerati una nazione di serie A: quello degli allenatori calcistici; a questi mondiali c’è un trio di allenatori estremamente agguerriti che guideranno altrettanti nazionali.
Ancelotti, Montella e Cannavaro, infatti, rappresentano tre modi molto diversi di intendere il mestiere: uno è tecnico ormai consacrato come parte integrante dell’élite degli allenatori, un’ altro è un professionista che ha trovato in Turchia lo scenario ideale per rilanciarsi; l’ultimo è un ex campione del mondo che, alla guida di una nazionale esordiente, cercherà di aprirsi la strada nel contesto delle sfide a respiro internazionale.
Il Brasile di Ancelotti parte con l’ambizione di tornare tra le grandi candidate nelle quote vincente mondiali 2026, la Turchia di Montella vuole confermare la sua recente crescita dal punto di vista della qualità calcistica mentre l’Uzbekistan di Cannavaro vivrà il suo primo Mondiale in assoluto.
Ogni nazionale arriverà sul campo con aspettative diverse, anche se tutti portano lo stesso fardello: quello di condurre un pezzo d’Italia in un torneo in cui l’Italia, come Nazionale, mancherà ancora.
Ancelotti davanti alla massima esigenza del Brasile

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Il caso di Carlo Ancelotti è il più appariscente per una ragione evidente: il Brasile non è solito affidare la propria panchina ad allenatori stranieri senza che questo generi un forte dibattito interno, oltre che una notevole quantità di pressione sul tecnico incaricato di guidare la squadra.
Il tecnico italiano è arrivato con un palmarès quasi impossibile da mettere in discussione, con cinque Champions League da allenatore e titoli di campionato nei principali tornei europei, ma il Mondiale cambia il tono di tutto perché… in Brasile, come in sudamerica, vincere è più una questione di emozioni che di prestigio.
Ultimo dettaglio difficile da ignorare: la Nazionale verdeoro non solleva la Coppa del Mondo da 24 anni, un’attesa lunghissima per un Paese in cui il calcio ha un’importanza epocale e che ha sempre definito parte del proprio valore culturale sulla base delle prestazioni sportive. Ancelotti avrà il duro compito di dover gestire talento, ego, infortuni e soprauttto Neymar, tutto insieme impegnato in un girone in cui il Brasile dovrà affrontare Marocco, Haiti e Scozia.
Montella riuscirà a soddisfare le ambizioni della Turchia?
Vincenzo Montella arriva alla panchina della Turchia con un profilo mediaticamente meno interessante rispetto ad Ancelotti, anche se forse da un punto di vista narrativo abbiamo a che fare con lo stesso grado di qualità.
Dopo diverse esperienze irregolari nei club, Montella ha trovato un nuovo panorama dove esprimere il suo talento di allenatore in Turchia, prima all’Adana Demirspor e poi nella squadra della Nazionale. Le prestazioni della sua squadra all’Europeo 2024 hanno lasciato intravedere molte buone proposte, con un team competitivo risultato capace di raggiungere i quarti di finale; il mondiale, quindi, appare come l’occasione perfetta per compiere un ulteriore salto.
Giocatori come Arda Güler, Kenan Yildiz o Hakan Çalhanoglu permettono di mettere in campo una formazione dotata di personalità, talento e di quel tratto imprevedibile che spesso mette in difficoltà avversari più consolidati.
Parliamoci chiaro: Montella non parte certo come favorito per raggiungere obiettivi estremamente ambiziosi ma resta uno degli allenatori più tecnici in circolazione, con le capacità concrete per trasformare un buon gruppo in una storia scomoda per chiunque.
Quello di Cannavaro è un mondiale davvero inatteso
Il capitano della squadra che sollevò la Coppa del Mondo con l’Italia nel 2006 tornerà al torneo vent’anni dopo, anche se questa volta in panchina al comando di una squadra Nazionale che si troverà a dover disputare il suo primo torneo mondiale.
L’Uzbekistan non ha chiaramente il peso storico del Brasile né la vetrina mediatica della Turchia, ma ha dalla sua la forza della novità e la carica di chi non ha nulla da perdere.
Quella di Cannavaro sarà una sfida complicata poiché dovrà costruire una squadra che si fida di lui, che sia competitivo e fare in modo che il suo debutto nella panchina del mondiale non si trasformi in un’esperienza complessivamente negativa.



