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Crisi Sampdoria: Stankovic se non ti seguono, dimettiti…

di Massimiliano Lussana
Crisi Sampdoria Stankovic

Come può uscire la Sampdoria da questa crisi di risultati? Dejan Stankovic potrebbe anche dimettersi e Massimo Ferrero…

Come si fa a parlare della partita di Torino senza imbarazzo, senza vergogna?

La Sampdoria non ha fatto vedere assolutamente nulla, come contro la Fiorentina, persino come contro la Cremonese (tranne gli ultimi venti minuti, buoni) e purtroppo pare finito anche l’effetto Stankovic, che almeno caratterialmente c’è stato, dopo il nulla assoluto di Giampaolo, il sesto-settimo allenatore più pagato della serie A. E’ sempre bene ricordarlo.

Ancora nessun tiro in porta, nessun cenno di dignità e persino Yepes, che quando ha giocato nelle scorse settimane era stato il migliore, è miseramente naufragato, sostituito insieme a Djuricic, giustamente perchè erano i peggiori. Ma c’era solo l’imbarazzo della scelta, questa Sampdoria è il nulla assoluto.

Stankovic pensaci bene…

Fossi in Stankovic – che pure sarà squalificato per l’espulsione rimediata – mi dimetterei subito per evitare di rovinare anzitempo una carriera che invece può avere un futuro, imitando quello che ha fatto Silvio Baldini a Perugia e dicendo: “Scusatemi, mi sono sbagliato, non avevo capito dove sono capitato”.

Quando si fanno sei goal in quattordici giornate, il problema è enorme, drammatico.

Se si perdono tre partite di fila così, praticamente senza mai tirare in porta, il problema è enorme, drammatico.

Quando si vede una cosa come quella di Colley, diffidato, che sotto di due goal si fa ammonire a dieci minuti dalla fine e salterà la partita di sabato alle 18 al Ferraris contro il Lecce che, teoricamente, dovrebbe essere la più importante dell’anno, il problema è enorme, drammatico.

Eppure, in questo quadro di sfascio assoluto, c’è chi si diletta a parlare di sceicchi, professori di diritto fallimentare che discettano di concordati, esperti di geopolitica che raccontano il Qatar e dotti studiosi di diritto penale che individuano la causa di tutti i mali in un’inchiesta fiscale finita in nulla e con proscioglimenti su una società petrolifera di dieci anni fa, che ovviamente con la Sampdoria e la sua cessione c’entra come i cavoli a merenda, “ma me l’ha detto miocuggino” e “la gente ne parla e vuole sapere”.

Certo, che la causa di tutti i mali ha le sue radici nel regalo della società a Massimo Ferrero. Uno che ho sempre criticato anche quando una buona parte della tifoseria lo trovava “simpatico”, “naif”, “in grado di riportare la Sampdoria centrale, anche mediaticamente, a livello nazionale”.

Ma arrivo a dire che – fatta salva la figura integerrima e positiva di Marco Lanna – oggi ci vorrebbe Ferrero in società. Perchè servono calci nel sedere, durezza, ruvidità, cattiveria, sgradevolezza programmatica. E certamente il proprietario della Sampdoria (perché, a oggi, questo è) queste doti le ha tutte e un suo ritorno alla guida, per quanto terribile per i tifosi, avrebbe un senso per affrontare questa situazione drammatica.

Crisi Sampdoria, Massimo Ferrero la soluzione per uscire dalla crisi?

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Mi rendo conto benissimo che sembra una follia scritta così.

Mi rendo conto benissimo che chiedere ai tifosi non di supportare, ma anche semplicemente di sopportare Ferrero è qualcosa di superiore all’umana capacità.

Ma vi assicuro che anche a Roma, in ambienti calcistici “alti”, il pensiero è questo: “Ci vorrebbe Ferrero per la vostra Sampdoria”.

Ripeto, il mio non è un auspicio personale, ma è una semplice fotografia dello stato drammatico delle cose e l’idea che Ferrero possa essere il deus ex machina fa capire quanto sia drammatico.

E il 6 dicembre finisce l’interdizione di Ferrero, ma potrebbe anche essere anticipato anche il “fine pena”, quindi non è da escludere un ritorno sulla tolda di comando in prima persona.

Il rischio, grosso, per i tifosi è di infilarsi in un tunnel simile a quello del Genoa dello scorso anno.

Certo, c’è qualcosa di splendidamente orgoglioso in tutto questo, ma le bandiere, le sciarpe, le trasferte e i cori non fanno punti.

I tifosi meritano di più…

E sentirsi dire da tutti i telecronisti d’Italia “questo pubblico magnifico e commovente” non porta la salvezza.

Certamente, tutte le chiacchiere su sceicchi e dintorni hanno fatto enormi danni all’ambiente blucerchiato, distratto da leggende metropolitane e assicurazioni di cognati, cugggini (di solito quelli delle inchieste petrolifere del 2013), cassieri di banche e parenti vari che assicuravano regolarmente che “domani è il giorno buono.

Poi, certo, prima o poi, domani il giorno buono lo sarà davvero, ma il problema sono gli altri 364 giorni.

Esattamente come un problema è stata l’assurda sindrome da accerchiamento per cui la Sampdoria andava male per colpa degli arbitri.

A fare male, malissimo, è vedere le altre squadre.

È vero che il quartultimo posto utile per salvarsi dista solo quattro punti.

Ma è anche vero che il Lecce gioca benissimo e arriva al Ferraris con il doppio dei punti della Samp e se ne meriterebbe almeno sei o sette in più, modello etico anche grazie alla straordinaria gestione del presidente Saverio Sticchi Damiani.

E Spezia, Cremonese, Empoli, Monza e tutte quelle che sono lì giocano a calcio. La Sampdoria no. Questa è la differenza. Ed è un abisso.



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