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Sampdoria, dedicato alle vedove inconsolabili (di Ranieri)

di Massimiliano Lussana
Pagellone Sampdoria Ranieri Lussana

La puntina di Massimiliano Lussana è dedicata al mondo Sampdoria, dedicato alle vedove inconsolabili (di Ranieri). Ma le vedove non devono avere rimpianti

Se penso che fino a pochi giorni fa c’era chi continuava a dire e a scrivere che Ranieri avrebbe rinnovato il contratto con la Sampdoria, mi viene da sorridere.

Perchè – e oggi lo dico indipendentemente dal giudizio su Ranieri uomo, che ha un profilo e un’immagine inattaccabili e persino dal giudizio su Ranieri allenatore, che incarna bene un calcio che a me non piace, perchè per me è un gioco vecchio e comunque lontano dai miei canoni estetici, ma lui lo fa bene – basta ragionare sui conti della Sampdoria.

Arrivano anni di vacche magre e chiaramente la società deve puntare a fare plusvalenze, a lanciare giovani, a mettere in mostra talenti come se fosse una vetrina che deve allestire nel modo migliore la sua mercanzia, per farla apprezzare dai potenziali clienti.

Progetto minimalista?

Può essere, soprattutto per chi nella storia è stato abituato bene, con la splendida impresa di trent’anni fa e che, anche in tempi recenti ha raggiunto tre volte l’Europa minore e una addirittura la Champions e una finale di Coppa Italia persa solo ai rigori.

Ecco, quelle cose lì al momento non sono pensabili.

Addirittura non è pensabile nemmeno l’ottavo posto che farebbe saltare il primo turno di Coppa Italia.

Può spiacere, può essere sbagliato, ma è così.

E allora bisogna pensare ad altro, darsi altri obiettivi, calcistici ed economici.

L’obiettivo calcistico può essere quello di giocare bene a calcio e di valorizzare alcuni giovani.

E, sinceramente, tutto questo con Ranieri non sarebbe stato possibile.

Nono posto? 52 punti? E poi?

La Sampdoria – in attesa di essere comprata dall’emiro del Qatar che le farà vincere il Triplete e pure il mondiale per club – deve fare quello che, negli anni, hanno fatto prima l’Udinese e poi l’Atalanta, che prima di diventare la squadra di oggi è stata una grandissima fucina di talenti, anche da mettere sul mercato per poi costruirne altri e ricominciare da capo, con più soldi in cassa e più talento in casa. E un ricordo di cuore va a Mino Favini.

Quindi, chiusa finalmente la telenovela Ranieri, iniziamo a pensare al futuro, che per me potrebbe avere due facce bellissime, di due persone eleganti e che hanno sempre bel calcio: Giovanni Stroppa e Paolo Zanetti.

So già le obiezioni: ma sono scommesse.

Anche Maurizio Sarri per il Napoli era una scommessa

Sampdoria, dedicato alle vedove inconsolabili (di Ranieri)

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E a tutti ricordo quando dissi e scrissi che Maurizio Sarri, allora all’Empoli, sarebbe stato l’allenatore ideale per la Sampdoria venni aggredito con l’accusa di puntare su “scommesse” da gente che sponsorizzava Beppe Iachini e non ho il minimo dubbio che oggi siano molti di quelli che sono vedove inconsolabili di Ranieri e che spiegavano che il nono posto di Marco Giampaolo e i due decimi erano clamorosi fallimenti e che invece il nono di Ranieri è un trionfo.

Però da quei tre campionati, la Sampdoria ha fatto plusvalenze per anni e ogni tanto (non sempre, per carità) ci siamo anche divertiti.

Insomma, alla fine la scommessa su Sarri la fece il Napoli e la vinse clamorosamente, alla faccia delle vedove inconsolabili di Iachini, moltiplicando il valore della rosa.

E la partita di questa sera?

C’è poco da dire: la Sampdoria ha vinto meritatamente per la capacità di finalizzare anche se il Parma ha giocato meglio dal punto di vista della costruzione.

E io, dall’ennesima serata troppo umida e fresca per essere vera il 22 maggio a Marassi, mi porto a casa la splendida morbidezza del terzo goal di Manolo Gabbiadini. Io credo che questa sarà una delle fondamenta su cui ricostruire.

Una risposta alle domande che ho posto, alla richiesta di puntare sui giovani, di uscire dai soliti schemi almeno quando gli obiettivi sono nulli – nelle ultime giornate la Sampdoria non poteva retrocedere, nè arrivare sopra il nono posto e ovviamente anche il Parma non aveva più nulla da chiedere al campionato, se non evitare l’ultimo posto – era la lettura delle formazioni: la Sampdoria aveva solo tre under 22 in panchina (Rocha, Askildsen e Damsgaard), il Parma ne aveva quattro fra i titolari (Dierckx che è addirittura 2003, Valenti, Kosznovsky e Busi) e altri quattro fra i soli sette uomini in panchina (Balogh, Sohm, Zagaritis e Traorè, che è 2004, poi entrato pure lui).

Davvero Askildsen, che fino ad oggi aveva giocato 81 minuti in tutto il campionato, non meritava di entrare prima dell’ottantesimo dell’ultima partita?

Non valeva la pena, ora che non c’erano rischi, di provare a valorizzare un patrimonio della società?

Anche Claudio Ranieri era una scommessa?

Sampdoria, dedicato alle vedove inconsolabili (di Ranieri)

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Mentre qui Nik Prelec non veniva ritenuto meritevole di fare nemmeno un minuto in campionato, nè in Coppa, Davide Ballardini faceva esordire Kallon in campionato e quello risultava il migliore in campo (fra l’altro, domani vi consiglio di leggere comunque, al di là del tifo, la Puntina rossoblù perchè racconterà storie splendide, di uomini, prima che di calcio).

E poi c’è un’altra cosa per me incredibile: sempre con la premessa che la Sampdoria non aveva assolutamente nulla da chiedere al campionato, perchè non è stato concesso nemmeno un minuto al terzo portiere Nicola Ravaglia? Karlo Letica almeno, prima di oggi, aveva già giocato in Coppa Italia contro la Salernitana, ma ovviamente – a giochi fatti – sarebbe stato bello regalare almeno un minuto anche a Ravaglia, se non una partita intera, come hanno fatto con i loro terzi portieri anche il Genoa e il Crotone.

Ultima notazione per chi dirà che Zanetti è una scommessa e che Stroppa è stato spesso esonerato, dico una sola cosa: ha sempre, dico sempre, giocato bene. E, soprattutto, ha valorizzato gli uomini a sua disposizione, oltre a essere una persona squisita, con cui è un piacere stare insieme.

Per la cronaca, negli ultimi anni pre-Sampdoria, e ovviamente al netto del Leicester – che è la più grande impresa della storia del calcio – negli ultimi sette anni Ranieri ha allenato la nazionale greca ottenendo, prima di venire esonerato, tre sconfitte casalinghe al Pireo e un pareggio, segnando un solo gol e perdendo in casa prima con l’Irlanda del Nord (e un giornale greco titolò, in italiano, Ma che cazzo?) e poi addirittura in casa contro le isole Faer Oer.

E poi, persino a Leicester, l’anno dopo il titolo, Ranieri fu esonerato, nonostante il miracolo dell’anno prima.

E poi a Nantes arrivò nono, che in Ligue 1 non è un trionfo.

E poi andò al Fulham subentrando, ma poi venne esonerato.

E poi fece da traghettatore per una stagione travagliata della Roma.

Poi, il biennio alla Sampdoria.

Insomma, prima di parlare di “scommesse” e di “certezza Ranieri” occorrerebbe studiare un po’.

Da domani, finalmente, anche io volterò pagina e potrò raccontare altre storie.

Comunque la pensiate, esattamente come era successo lo scorso anno sulla trattativa societaria, qui vi ho raccontato sempre la verità, in un mondo che spesso racconta storie per compiacere i tifosi.

Buon nuovo allenatore a tutti.

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