Genova sogna Euro 2032: il CEO della Sampdoria Raffaele Fiorella presenta a Roma il dossier per il nuovo Ferraris
Mentre il casting per la panchina blucerchiata continua a dividere la dirigenza tra le piste italiane di Luca Gotti e Fabio Pecchia e i desideri internazionali di Nathan Walker, l’area corporate della Sampdoria mette a segno un passaggio istituzionale fondamentale per il futuro del club. Nonostante la sede di Bogliasco viva il singolare paradosso dei “due CEO”, con Claudio Morelli operativo ma ancora senza potere di firma, è stato Raffaele Fiorella a rappresentare ufficialmente la società a Roma. Il dirigente blucerchiato ha infatti presentato a FIGC e UEFA il dossier per candidare Genova tra le sedi italiane dell’Europeo 2032.
La delegazione genovese è sbarcata a Roma con un obiettivo chiaro: inserire lo stadio Luigi Ferraris nel ristretto gruppo delle cinque città italiane che ospiteranno la manifestazione continentale, organizzata insieme alla Turchia. Al fianco di Fiorella sedeva il direttore generale del Genoa, Flavio Ricciardella, a dimostrazione della compattezza dei due club genovesi attraverso la società veicolo Genova Stadium.
All’incontro hanno partecipato anche il progettista dell’opera, l’architetto Hembert Penaranda, e il direttore generale del Comune di Genova, l’avvocato Pasquale Criscuolo. La sfida non appare semplice: le possibilità di rientrare nel lotto delle sedi, infatti, non sono elevatissime
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Il cuore pulsante della candidatura risiede nel progetto di riqualificazione totale dell’impianto di Marassi. I club prevedono un investimento imponente, pari a circa 100 milioni di euro, per trasformare il Ferraris in una struttura moderna capace di soddisfare i rigidi standard UEFA.
Il piano prevede lavori eseguiti per “lotti” o porzioni, sulla falsariga di quanto accadde per il Mondiale di Italia ’90, così da permettere alle squadre di continuare a giocare tra i cantieri. Questo percorso richiederà comunque sacrifici enormi ai tifosi: a partire dal maggio 2027, e per i successivi tre anni, la capienza dello stadio subirà una sensibile riduzione, con il rischio concreto di vedere settori parzialmente chiusi o trasferte vietate per gli avversari.
La strada per Genova resta tuttavia in salita. Se città come Milano, Torino e Roma appaiono sicure del posto, Genova deve vedersela con la concorrenza agguerrita di piazze come Napoli e Firenze. La UEFA valuta con estrema attenzione non solo lo stadio, ma anche il sistema di trasporti pubblici e i collegamenti tra l’impianto e il centro cittadino, nodi storicamente complessi per la mobilità genovese.
La UEFA emetterà il verdetto definitivo a ottobre.



