La Sampdoria ha chiuso il suo calciomercato con un altro svincolato. L’ennesimo. Ma quale è il progetto di questa società? Claudio Bianchi fa la sua analisi anche contro la volontà di qualche tifoso…
Non capisco perché per diversi tifosi criticare le scelte di Jesper Fredberg significhi un atto di lesa maestà nei confronti della Sampdoria. NON fare attenzione sulle decisioni della società, significa perdere di vista la questione vera: la logica con cui questi dirigenti stanno costruendo la squadra.
Partiamo da Yann Karamoh.
Ci viene detto, da alcuni tifosi che non amano sentire contestazioni nei confronti di questa società, che arriva per sostituire Tobias Lauritsen.
Ma con quale logica?
Yann è un attaccante esterno, Tobias un centravanti. Caratteristiche e ruoli differenti. E anche i numeri recenti impongono qualche riflessione: nell’ultima stagione di Serie B portoghese Karamoh ha segnato appena 2 goal, mentre nel 2024/25, al Torino, è rimasto a zero reti.
Ma soprattutto c’è un dato che dovrebbe essere impossibile da ignorare: l’ultima presenza risale all’11 gennaio 2026, per appena 45 minuti. Da allora, praticamente, il nulla agonistico.
E adesso dovrebbe ancora completare la preparazione prima di poter essere realmente considerato disponibile.
Questo non significa che Karamoh sia un cattivo giocatore. Significa semplicemente che oggi rappresenta una scommessa, non una certezza. E soprattutto significa che definirlo la sostituzione di Lauritsen appare quantomeno discutibile.
Poi magari Karamoh arriva, recupera la condizione, torna quello che conosciamo e diventa determinante. Me lo auguro sinceramente.
Corradi stesso, nell’ultima conferenza stampa dice sugli ultimi due arrivi:
Mbabu e Karamoh avranno bisogno di un percorso personalizzato per mettersi alla pari col gruppo
Quindi utilizzabili per i primi di novembre?
Sampdoria, la società ha pensato al futuro?

Sampdoria, quale è il progetto di questa società? Faccio una critica costruttiva (a qualche tifoso)
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Ma una società ambiziosa non può confondere la possibilità che una scommessa riesca con la certezza che sia riuscita.
Il punto vero, però, emerge soprattutto con Bjorn Meijer e Yari Verschaeren. Qui non stiamo discutendo soltanto del valore tecnico dei giocatori, che nessuno mette in discussione a priori. Stiamo discutendo del rischio che la Sampdoria si sta assumendo.
A inizio calciomercato ci era stato raccontato che si sarebbe cercato un mix tra giovani italiani e giocatori esperti. Una linea che personalmente avrei condiviso in pieno.
Quello che vediamo, invece, è una rosa che si sta riempiendo di giocatori importanti per la categoria, ma che portano con sé interrogativi importanti soprattutto sul piano fisico.
E allora la domanda diventa inevitabile: quanto stiamo pagando il potenziale e quanto stiamo tutelando la società?
Perché se si sottoscrivono contratti biennali con ingaggi importanti per la Serie B, senza legare adeguatamente il costo effettivo alle presenze e al rendimento, il rischio finisce quasi completamente dalla parte della Sampdoria.
Il giocatore ha la garanzia del contratto. Il procuratore ha la garanzia dell’accordo. La società, invece, si prende il rischio dell’infortunio, del recupero, della mancata disponibilità e del valore che può non concretizzarsi.
E c’è un paradosso ulteriore.
Se tra un anno e mezzo Meijer, Verschaeren o uno degli altri giocatori recuperati tornerà finalmente al massimo delle proprie possibilità e avrà nuovamente mercato, potrebbe essere perfettamente legittimo per lui guardare alla Serie A o a un’altra opportunità.
Quindi la Sampdoria si assume oggi il rischio di recuperare il calciatore, pagando nel frattempo un ingaggio importante, ma domani potrebbe non beneficiare neppure del valore sportivo e patrimoniale generato da quel recupero.
È una domanda di politica societaria, non una bocciatura dei singoli giocatori.
Ed è proprio qui che non capisco l’atteggiamento di quei tifosi che sembrano considerare ogni osservazione critica come un tradimento. Io non voglio una Sampdoria che faccia mercato per accontentare me.
Voglio una Sampdoria che faccia mercato tutelando la Sampdoria. Se davvero esisteva un progetto basato su giovani italiani, esperienza e sostenibilità, voglio vedere quel progetto nei fatti.
Perché un conto è prendere giocatori forti. Un altro è costruire una squadra forte senza trasformare ogni scommessa in un rischio quasi esclusivamente a carico della società.
E qui sta la differenza tra una dirigenza che compra calciatori e una dirigenza che costruisce una squadra.
La prima guarda al nome.
La seconda guarda anche al contratto, all’età, alla condizione fisica, alla prospettiva, alla rivendibilità e alle tutele.
E la Sampdoria non ha bisogno di essere applaudita a prescindere. Ha bisogno di essere gestita bene.
E se una scelta non convince, dirlo non significa remare contro. Significa pretendere qualcosa in più. Perché amare la Sampdoria significa anche questo: non smettere di fare domande quando tutti gli altri hanno già deciso che le risposte sono giuste.
fonte foto interna @sampdoria



