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Sampdoria prigioniera: non è mai troppo tardi…

di Giuseppe Viscardi
Sampdoria Genoa Ferrero D'aversa Salernitana

La Sampdoria è prigioniera. Lo è da tempo oramai. Lo è anche da chi, e sono sempre meno, che provano a parlarci bene di Massimo Ferrero…

Cari amici marinai, eccoci di nuovo su queste pagine dopo la lunga assenza maturata “grazie” al mondiale qatariota al quale, come italiani, abbiamo assistito con il giusto distacco.

Purtroppo tante storie brutte e cattive si sono accumulate in questi due mesi. E tante lacrime abbiamo pianto per Luca Vialli, che mai vedremo sulla sedia cui anelava. Prima ancora per Sinisa Mihajlovic sampdoriano vero. Ora anche per l’orsacchiotto Bernasconi, che proprio in queste ore è salito vicino ai suoi compagni di quella fantastica squadra. Senza dimenticare Pelè, semplicemente “o Rey”.

E tante pagine invece sono rimaste bianche, come la vicenda societaria, arricchitasi di nuovi “non” capitoli: la comparsa di Barnaba, l’inafferrabilità dell’azionista di maggioranza, la presenza sempre aleggiante della cordata qatariota.

Qualcuna, invece, è stata scritta, come ad esempio a livello tecnico: il ritiro in Turchia, il ritorno alle partite ufficiali, i primi movimenti di mercato.

Su alcuni di questi temi è già stato detto tanto, e ci siamo molto commossi alla vista di immagini che resteranno scolpite nel cuore non solo di ogni sampdoriano, ma anche di tanti che amano il calcio, lo sport, la vita. Tanto per dire, nel corso di una riunione di lavoro oggi è stato proiettato il video in cui Luca Vialli motivava la squadra azzurra alla vigilia della finale dell’Europeo a Wembley.

Io invece mi diletterò nell’osservazione di due fenomeni che mi hanno colpito in questi ultimi giorni…

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Il primo è la reazione all’uscita di scena della cosiddetta (e presunta) “cordata Barnaba”. Un tentativo di scalata dall’interno che – diciamocela francamente, possedendo qualche nozione di diritto societario – è quanto meno al confine della normativa, e sicuramente non confacente all’ingabbiamento nel trust di cui – purtroppo – la Sampdoria è rimasta vittima.

Ebbene, è stato istruttivo e sorprendente leggere i commenti (“Nooo!”, “E’ finita!”, “Era la nostra ultima speranza”, e via sbracando) al momento dell’annuncio dell’uscita di scena di un soggetto il cui tentativo, all’evidenza, non aveva la minima possibilità d funzionare. Per lo meno, non nei termini prefigurati.

Già, perché se voglio comprare una Mercedes che è in vendita presso un concessionario che la detiene in garanzia. E per averla faccio una proposta notevolmente inferiore al legittimo proprietario, dicendogli: “Fatti da parte, rilevo io una parte delle tue quote”, che però non sono sufficienti al riscatto della macchina, il concessionario cosa mai potrà dire?

Però tutti a dire: “Eh, poverino, ci voleva davvero provare, è stato quel cattivone del proprietario che lo ha messo in fuga”. Ben diverso rispetto all’atteggiamento sprezzante e ostracizzante che tanti hanno avuto, aprioristicamente, e senza alcun tentativo di approfondimento, nei confronti ad esempio della sempre cosiddetta “cordata qatariota”.  Mi riferisco allo sceicco Al-Thani e i suoi intermediari.

Possa essere o no una strada praticabile. Perché quello di Barnaba dovrebbe essere considerato necessariamente un tentativo serio (e, così com’era impostato, non lo è), e quello di Di Silvio sicuramente no? Incomprensibile, secondo me, e soprattutto irrispettoso delle posizioni altrui. Atteggiamento da altre culture calcistiche, non della nostra.

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Bizzarro il tentativo di qualcuno – che, evidentemente, ha tutto l’interesse e le connivenze per praticarlo – di rilanciare anche mediaticamente la “figura” dell’ex presidente. Una “figura” che sta rientrando, “in fondo gli hanno dato l’ergastolo per essere passato col rosso” (cit.), come l’unico che può provare a rilanciare società e squadra.

Trascurando dettagli come il diritto penale ben lontane dall’essere giunte al capolinea, quanto in termini di ordine pubblico o di buon costume: vogliamo parlare degli ultimi, sciagurati giorni, e di certi silenzi?

Qualcuno, peraltro, e non importa – ma proprio non ha importanza – se molto tardi o no, anche a livello nazionale si è accorto della profonda discrasia tra la Sampdoria-proprietà e la Sampdoria-ambiente sampdoriano, humus culturale blucerchiato, pur psicopatizzato da quasi nove anni di narcosi, e quindi nevrastenico e anche un po’ schizofrenico.

Aumentano di giorno in giorno gli autorevoli interventi nazionali che si potrebbero riassumere con un: “Qualcuno liberi la Sampdoria”. Qualcuno baci e ridesti dal sonno, indotto dal fuso della strega del Testaccio, la “bella ragazza che tutti vogliono baciare”.

In modo che, come ebbe a dire un giorno qualcuno di irripetibile, in campo vadano “gli undici tifosi più bravi a giocare a calcio”.



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