Nonostante il nuovo difficile avvio di stagione e la contestazione della tifoseria, la posizione del CEO dell’Area Football resta salda.
Il momento della Sampdoria è tutt’altro che semplice. I risultati deludenti e l’ennesimo disastroso avvio di stagione hanno alimentato nuovamente il malcontento della tifoseria, ma sul fronte dirigenziale non sembrano esserci cambiamenti all’orizzonte. Jesper Fredberg resta al centro del progetto della proprietà blucerchiata e, nonostante le critiche e le contestazioni, la sua posizione non sarebbe in discussione. A confermarlo è il legame con Nathan Walker, manager britannico che ha fortemente voluto il CEO dell’Area Football a Genova e continua a sostenerlo.
Come ricostruito da Il Secolo XIX, il rapporto tra i due non avrebbe in alcun modo risentito delle difficoltà sportive della squadra. Il dirigente danese, ufficializzato il 13 luglio 2025, è stato portato a Genova e fortemente voluto proprio dal manager britannico. Sollevarlo dall’incarico significherebbe, di fatto, ammettere un fallimento.
Sampdoria, per Walker Fredberg non si tocca: rinnovo fino al 2028 anche senza promozione

Raffaele Fiorella (c.d.a. Sampdoria – c.e.o. Sampdoria)-Jesper Fredberg (c.e.o. Area Football Sampdoria)
Sampdoria, Nathan Walker ha deciso: Jesper Fredberg non è in discussione. Scatta il rinnovo se… La clausola
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Il contratto di Jesper Fredberg spiega perché, nonostante i risultati deludenti della Sampdoria e le contestazioni della tifoseria, il dirigente danese non sembri in discussione. Al termine dell’attuale campionato, il suo contratto si prolungherà automaticamente fino al giugno 2028 sia in caso di permanenza in Serie BKT sia in caso di promozione in Serie A.
A rendere ancora più delicata un’eventuale decisione di interrompere il rapporto è la clausola prevista in caso di esonero. Se Nathan Walker e Joseph Tey decidessero di sollevare Fredberg dall’incarico prima della scadenza, dovrebbero riconoscergli, a titolo di penale, l’intero ingaggio previsto fino al giugno 2028. Una tutela economica particolarmente significativa per il CEO danese.
Diverso, invece, il caso di una retrocessione: in quella circostanza entrerebbe in gioco la cosiddetta clausola C, che prevede lo scioglimento automatico del contratto.



