Marco Giampaolo ha detto no al ritorno a Genova, Attilio Lombardo di nuovo salvagente della Sampdoria ma il problema è più profondo rispetto alla panchina. L’editoriale di Claudio Bianchi
La trattativa con Marco Giampaolo sembrava ormai avviata verso la conclusione, ma alla fine non è arrivato l’accordo. Dopo l’esonero di Bernardo Corradi, la Sampdoria si affida temporaneamente ad Attilio Lombardo, in attesa di individuare il nuovo allenatore.
Secondo le indiscrezioni, a far saltare l’intesa sarebbe stata la mancata disponibilità del mister ad accettare la proposta blucerchiata.
Che progetto viene realmente proposto agli allenatori che si siedono al tavolo con la Sampdoria?
Quando una trattativa si arena su questioni legate allo staff, alle garanzie operative e alla condivisione del progetto tecnico, è inevitabile chiedersi se esista davvero una linea societaria chiara. Non è la prima volta che emergono difficoltà nei confronti con allenatori di esperienza: dopo le piste che, questa estate, avevano coinvolto Possanzini, Zanetti e Pecchia, anche la vicenda Giampaolo lascia interrogativi pesanti.
Un allenatore con una reputazione da difendere vuole sapere quali strumenti avrà a disposizione, quali obiettivi gli verranno richiesti e quanto la società sarà disposta a sostenerlo. Non sono pretese fuori luogo: sono condizioni fondamentali per lavorare seriamente.
Nel frattempo si valutano altri nomi, da D’Angelo a Zanetti, passando per D’Aversa e Mignani. Ma continuare a cambiare candidati senza chiarire prima la direzione da seguire rischia soltanto di rinviare il problema.
Sampdoria, la vera contraddizione è sportiva…

Sampdoria, Lombardo in panchina. Giampaolo dice no. Ma il problema è molto più profondo
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La vera contraddizione è sportiva: come può una squadra con uno dei monte ingaggi più elevati della Serie B ritrovarsi nelle zone più basse della classifica?
Il valore economico di una rosa, da solo, non garantisce risultati. Ma quando gli investimenti non si traducono in rendimento, diventa doveroso interrogarsi sulle responsabilità di chi ha costruito la squadra, di chi ha effettuato le valutazioni tecniche e di chi ha avallato determinate scelte.
Ed è qui che la proprietà deve rispondere a una domanda precisa: è connivente di ciò che accade oppure è ostaggio di dirigenti che hanno dimostrato limiti nelle proprie valutazioni, continuando a percepire compensi importanti senza risultati all’altezza delle aspettative?
A rendere il quadro ancora più delicato si aggiunge il caso Yann Karamoh. Secondo le notizie circolate, l’attaccante francese avrebbe lasciato il campo durante l’allenamento del 20 ottobre senza l’autorizzazione dello staff tecnico. Se i fatti saranno confermati, sarà compito della società chiarire l’accaduto e adottare eventuali provvedimenti nel rispetto delle regole previste.
Anche in questo caso, però, il punto non è soltanto il comportamento del singolo calciatore. La questione è più ampia: all’interno del gruppo esiste davvero la volontà di reagire e di assumersi la responsabilità di una stagione che sta prendendo una piega preoccupante?
Riflessioni prima del mercato
C’è poi un aspetto che merita una riflessione in vista del mercato di gennaio.
La Sampdoria ha costruito una rosa con una presenza significativa di calciatori stranieri. Una scelta che, di per sé, non rappresenta un problema, ma che impone valutazioni attente quando il progetto sportivo entra in crisi.
È ragionevole chiedersi quanti giocatori siano realmente coinvolti nella volontà di risollevare la squadra e quanti, invece, possano considerare l’esperienza blucerchiata soltanto una tappa della propria carriera. Chi è arrivato a parametro zero potrebbe avere opportunità di ricollocazione attraverso i propri procuratori, mentre per molti calciatori italiani la prospettiva di trovare un nuovo ingaggio nel calcio professionistico, soprattutto in una squadra ambiziosa, potrebbe essere più complicata.
Naturalmente, non è il passaporto a determinare attaccamento e professionalità. È però compito della società valutare motivazioni, affidabilità e prospettive contrattuali di ogni singolo elemento.
Continuare ad accumulare giocatori senza una strategia precisa non può essere la soluzione.
I tifosi blucerchiati hanno già dimostrato abbastanza pazienza. Meritano chiarezza, trasparenza e risposte concrete.
La domanda finale è inevitabile: chi sta realmente guidando la Sampdoria si assumerà la responsabilità di questo fallimento sportivo, se la situazione non dovesse cambiare?
Infine, il silenzio dei vertici: del presidente De Gennaro non si conosce neppure il timbro vocale, mentre Fredberg e Walker non sono in grado di sostenere un confronto in italiano.
Il tempo delle domande senza risposta non può durare all’infinito.



