Bernardo Corradi pronto per la Sampdoria dopo la formazione a Coverciano e al Milan, il nuovo tecnico si racconta tra metafore scolastiche e somiglianze con Genova…
“Sono simile a Genova, mi piace parlare poco e fare i fatti. Tanto so benissimo che quando il pallone inizia a rotolare parleremo di altro“. Si è presentato così Bernardo Corradi, nuovo allenatore della Sampdoria che vuole un approccio simile a quello dei genovesi. Parlare poco e tanti fatti. Anche perché sa benissimo di avere tutto da dimostrare.
L’ex collaboratore tecnico del Milan è carico per la sua prima avventura in panchina in un club. Un’opportunità che arriva dopo un percorso in cui si è formato e che lo ha portato a ritenersi pronto per un incarico di questo tipo. Corradi usa la metafora della scuola e dell’istruzione per far capire cosa significhi per lui la Sampdoria: un punto di partenza e di arrivo.
La scelta credo sia abbastanza chiara. Quando ti si avvicina una squadra come la Samp è difficile pensare ad altre situazioni. è come se avessi fatto il liceo e l’università a Coverciano, ho avuto la possibilità di guardare gli altri e vedere come il calcio si muove. Io ho potuto formarmi, avere la difficoltà di prepararmi in un giorno e mezzo senza conoscere gli avversari e quindi incidere sulla materia prima che ho. Sono uscito dalla federazione e ho fatto un master con allegri, uno dei più vincenti in Italia, quindi ho completato la mia formazione. Ho avuto sempre l’ambizione di fare il primo allenatore, avevo bisogno di una sfida tutta mia, capisco che scegliere la Samp implichi un carico di responsabilità e aspettative, io me le sono sempre prese.
Corradi: “Poca esperienza? Uno sa se è pronto quando ha un’opportunità. Voglio ricreare la Sampdoria del passato”
Sampdoria, Bernardo Corradi: università a Coverciano e master al Milan, ora sono pronto. Assomiglio a Genova perché…
Corradi si sente come uno studente che dopo tutti i gradi di studio possibile sta entrando nel mondo del lavoro. E sa bene di non aver cominciato da una squadra qualsiasi. Ma lui si dice abituato a prendersi certe responsabilità, senza nascondersi. In proposito del fatto che la piazza avrebbe voluto un tecnico con maggiore esperienza, il nuovo allenatore della Sampdoria ha risposto così:
Io credo che si capisce se uno è pronto o no solo quando ha un’opportunità. Io no ho esperienza è un dato di fatto, ma posso discutere sul grado di preparazione che ho. Sono un allenatore giovane ma ho 50 anni, ho una mia esperienza come calciatore, allenatore e uomo e questo mi ha portato a prendermi certe responsabilità.
Ho le spalle larghe, se fossi arrivato qui e avessi trovato tifosi non attaccati e desolazione sarebbe stato peggio di trovare un ambiente che ti fa capire che c’è tanta passione. Quando inizieranno partite e allenamenti e vedranno il nostro approccio inizieranno fare quello che hanno sempre fatto, supportare e tifare. Poteva venire anche Mourinho, se perde la contestazione la prende pure lui. I risultati determinano il sentimento, tutte le situazioni
Sfida accettata dunque. Corradi è pronto a prendersi sulle spalle la Sampdoria con le sue idee, apprese a Coverciano e affinate al fianco di Massimiliano Allegri al Milan. Con l’obiettivo di riportare il club blucerchiato a essere quello che lui affrontava da calciatore:
Per me motivo di grande orgoglio essere qui. Quando uno viene ad allenare un club come la Sampdoria credo abbia. L’obiettivo è scendere in campo e dimostrare il vero dna della Sampdoria. La cosa migliore da fare è iniziare a individuare un obiettivo alla volta e ricreare la Sampdoria del passato, contro cui ho giocato da calciatore. Dava l’idea di avere passione e sentimenti forti, un qualcosa di diverso.
Non so se negli anni qualcosa si sia sopito ma noi dobbiamo far capire a chi viene a giocare qui che ha dei doveri nei confronti del club. Chi viene qui deve capire che tutte le partite deve fare il possibile per vincere. Riuscirci tutte le partite sicuramente no, ma non potrò permettere che un mio calciatore abbia un approccio sbagliato per un allenamento o una partita. Posso accettare un errore tecnico, non quello di approccio e di comportamento



