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Sampdoria, attacchiamoci a tutto anche alla maglia color ambra…

di Luca Uccello
Sampdoria Blucerchiati Europa

La Sampdoria torna subito in campo a Torino. Bisogna vincere, bisogna attaccarci a tutto anche alla maglia color ambra…

Vale tutto. Vale davvero tutto. Io mi attacco a qualsiasi cosa possa essere utile pur di farcela. Pur di continuare a crederci e alla fine salvarci. La lotta è dura. Ma noi siamo pronti a tutto. L’abbiamo sempre fatto. L’abbiamo dimostrato. L’hanno fatto ancora i ragazzi de La Sud. Cantare oggi, tirare fuori la voce non è sempre semplice. Non lo è nemmeno cantare dopo il triplice fischio del signor Livio Marinelli. Riuscirci vuol dire amore. Significa amare follemente la propria squadra. Già follemente.

Una prova d’amore per la Sampdoria, per quella maglia che forse non tutti amano allo stesso modo. Qualcosa si è rotto e non da oggi. E il presunto arrivo dell’arabo ha solo accentuato divisioni, incomprensioni e modi di muoversi all’interno della società, di un campo da calcio. C’è bisogno di tutti, di essere uniti. In Gradinata Sud come in campo, come nei corridoi di Corte Lambruschini. È lì che si fa il presente e forse anche il futuro della nostra Sampdoria…

E a Torino bisogna provare a fare una nuova impresa. Proprio come a Cremona. Bisogna provarci sapendo di soffrire. Ma per riuscirci bisogna dare tutto, attaccarsi a tutto, anche alla maglia. A quella color ambra, non gialla per favore. Non sbagliate. Sono importanti anche i dettagli. E questo, oggi, lo è.

Fin qui è arrivata solo una vittoria. E nemmeno a Genova. Nella Cremona che per anni è stato il nostro campo. Quello di vittorie. Ora tocca riprovarci a Torino. Uno stadio che invece ci ha regalato anche sconfitte, non solo vittorie. L’ultimo dolore quella con Walter Zenga in panchina.

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Sampdoria, attacchiamoci a tutto anche alla maglia color ambra…

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A Torino bisogna attaccarsi a tutto, anche a questo a quanto pare. E chissà che quella maglia, quella nuova luce calda ci riaccenda. C’è bisogno di una scintilla per accendere un fuoco. C’è bisogno di guardarsi negli occhi e smettere di pensare che siamo già condannati. Piantarla di pensare che falliremo, che lo sceicco non esiste (vabbè…), che nessuno ci comprerà fino a quando i libri finiranno in tribunale.

Tutto questo non serve a niente. Proprio a niente. Non serve piangersi addosso, vedersi già retrocessi al posto del Genoa. “Perché noi siamo noi y loro sono loro”. Bisogna cercare di restare uniti e andare avanti insieme. Proprio come fanno una parte dei nostri tifosi, quelli caldi, quelli che spingono la squadra, suonano i tamburi e tornano a casa senza più un filo di voce. Quel filo che ci continua a unire…

Serve essere tutti dalla stessa parte. Va detto chiaramente a chi sta in società, a chi si cambia nello spogliatoio di Bogliasco. Va detto e urlato. Perché Al Thani non può deve essere un alibi. Perché chi crede in Al Thani avrà le sue ragioni come chi ha le prove e la convinzione che sia tutto finto, una scena di un film. Perché dividersi adesso serve poco a niente.

Io mi attacco alla maglia, a quella maglia ambra con i nostri colori che sembrano splendere e riscaldare ancora il cuore. E se a Torino vincessimo me la compro…



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