Davide Possanzini resta l’unico allenatore italiano in corsa per la panchina della Sampdoria: scopri perché
L’arrivo di Americo Branco a Genova, ormai imminente per completare la rivoluzione dirigenziale voluta da Jesper Fredberg, sposta inevitabilmente l’attenzione sull’ultimo, fondamentale tassello del mosaico: l’allenatore. Se finora la bussola della proprietà Walker-Tey puntava con decisione verso l’estero, nelle ultime ore, Tuttosport segnala un’inversione di tendenza. In un casting dominato da profili internazionali, la candidatura di Davide Possanzini sta scalando rapidamente le gerarchie, diventando l’opzione italiana più concreta per la panchina blucerchiata.
Nonostante Nathan Walker abbia promesso alla piazza un allenatore di “fama internazionale”, la realtà della Serie Bkt impone riflessioni più profonde sulla conoscenza del nostro calcio. In questo contesto, il nome di Davide Possanzini brilla di luce propria.
Fredberg ha già incontrato l’allenatore marchigiano nei giorni scorsi per un colloquio preliminare. L’obiettivo del CEO danese è capire se il “giochista” scuola De Zerbi, reduce dall’esperienza al Mantova, possa adattarsi alla filosofia tattica della nuova società. Il club cerca infatti un tecnico che sposi integralmente il 4-3-3, modulo che la proprietà considera la “strada maestra” per il rilancio.
Non solo stranieri: Possanzini è l’unico italiano che convince Fredberg.

Panchina Sampdoria, Tuttosport: salgono le quotazioni di Davide Possanzini. La situazione
Un dettaglio non trascurabile gioca a favore di Possanzini: il legame con la CAA Base, la potente agenzia di Paolo Busardò. Si tratta dello stesso gruppo che a gennaio ha facilitato gli arrivi a Genova di Martinelli, Viti e Palma, dimostrando di avere un canale preferenziale con Bogliasco.
Tuttavia, la trattativa presenta delle insidie. Possanzini, tecnico ambizioso e di carattere, chiede un contratto biennale e, soprattutto, garanzie sulla propria autonomia decisionale. Le indiscrezioni suggeriscono infatti che il tecnico non gradisca i “suggerimenti” eccessivi da parte della dirigenza, un aspetto su cui Fredberg è invece solito intervenire con frequenza ( vedi caso Coucke con Donati).



