Mondiale 2026: il nuovo format a 48 squadre apre al rischio “biscotto”. Ecco le 5 partite nel mirino, tutto il racconto
L’allargamento voluto dalla FIFA per il Mondiale 2026 rischia di presentare un conto salatissimo sul piano della regolarità sportiva, trasformando gli ultimi novanta minuti della fase a gironi in un gigantesco e pericoloso calcolo opportunistico. La colpa è del nuovo format a 48 squadre che, prevedendo il passaggio del turno non solo per le prime due classificate ma anche per le otto migliori terze complessive, espone il torneo a una clamorosa vulnerabilità strategica.
Avendo il vantaggio di conoscere i verdetti dei raggruppamenti già chiusi nei giorni precedenti, molte nazionali scenderanno in campo nell’ultimo turno sapendo esattamente quale punteggio serva per qualificarsi a braccetto, sterilizzando la concorrenza a distanza. Gli esperti di integrity hanno già isolato cinque partite specifiche all’interno del calendario, ritenute ad altissimo rischio di un patto di non belligeranza.
Mondiale 2026. cresce la paura del “biscotto”…
Mondiale 2026: rischio “biscotto” con il nuovo format, ecco le partite nel mirino
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Nel Gruppo C l’incrocio finale tra Canada e Marocco potrebbe facilmente scivolare verso un pareggio di comodo qualora un punto garantisse a entrambe il pass come seconda e migliore terza, una dinamica speculare a quella che potrebbe materializzarsi nel Gruppo E tra Belgio e Algeria. Discorso simile per le big già qualificate all’ultimo turno: la Francia nel Gruppo H contro il Mali e il Portogallo nel Gruppo J contro l’Arabia Saudita potrebbero gestire le forze e assecondare risultati utili a trascinare le avversarie ai sedicesimi senza intaccare i propri primati.
La situazione più delicata si registrerà però nel Gruppo L con Inghilterra-Corea del Sud, match di chiusura dell’intero programma della prima fase: le due squadre giocheranno conoscendo al millimetro la situazione di tutte le altre terze classificate, potendo di fatto pianificare il risultato a tavolino. Il rischio di rivivere vergogne storiche come il “patto di Gijón” del 1982 è concreto, figlio di un autogol regolamentare che antepone i ricavi commerciali alla credibilità del campo.



