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Immaturi? Sì, ma non tutto è da buttare

di Alessandra Campodonico

Dovevamo aspettarci una vittoria? No. Era lecito sperare in una prova di maturità? Sì, eccome. E l’abbiamo rocambolescamente fallita. Alzi la mano però chi, al 69’, non aveva iniziato a farsi la bocca ai 3 punti…

Quando in estate Simeone ha preferito sposare la causa del Cagliari rispetto alla nostra, inizialmente pensai a una scelta squisitamente tecnica. Con Pavoletti fuori sarebbe stato lui il terminale offensivo, con la possibilità a lungo andare di conquistarsi la maglia da titolare a suon di prestazioni e invertire le gerarchie una volta rientrato in campo il Pavoloso. Inutile dire che ci abbia visto lungo, ma per motivi differenti. Con un allenatore dal curriculum non particolarmente sexy e blasonato, Giulini ha plasmato una squadra che sa giocare a calcio, con elementi di qualità e personalità. Una macchina ben oleata da Maran, he abbina qualità a quantità, sostanza e colpi dei singoli come dimostrato ieri sera. Joao Pedro, Nainggolan, Simeone stesso, Castro, Pellegrini, Cerri. Un mix di giovani ed esperti di valore.

Nella bolgia di Cagliari, dove non raccogliamo 3 punti dal 2007, le differenze tra le due quadre si sono viste perfettamente. Non solo a livello tecnico, ma anche a livello caratteriale. Ed è proprio per questo che fa più male. Perché quando arrivi a 20 minuti dalla fine in vantaggio per 3-1 e al 96’ esci sconfitto per 4-3, oltre ai limiti tecnici evidenti spuntano fuori quelli di personalità.

Proprio quando doveva rimanere più unita, la squadra si è sciolta come neve al sole. Troppo facile dare la colpa a Thorsby adattato sulla fascia o alla scarsa incisività di Caprari e Rigoni, che pure avrebbe avuto la palla del quarto gol appena entrato, dopo una sgroppata sulla destra. Quando la Sampdoria doveva chiuderla, il Cagliari ha dimostrato di essere più vivo che mai, spinto dal suo pubblico e dalla voglia di vincere che, nonostante un parziale sconfortante, non ha mai perso.

E’ tutto da buttare quindi? No. Ranieri lo aveva detto, Quagliarella aveva il piede caldo e quella bomba in acrobazia del primo tempo grida ancora vendetta. In ogni caso il capitano è tornato al gol in grande stile, non solo su rigore ma con una perla delle sue. Come a rimarcare che a lui i gol semplici non piacciono proprio. Ramirez continua a segnare e Gabbiadini è riuscito ancora una volta a confermare che la maglia da titolare deve essere sua. Tre reti a testa per i nostri tre moschettieri da inizio stagione.

Che la Coppa Italia di giovedì, ancora contro il Cagliari, sia un’occasione per Ranieri per valutare chi ha giocato meno, a cominciare dal rientrato Linetty, bisognoso di mettere minuti nelle gambe, oltre ad Augello, Maroni, Chabot. Da qui a gennaio, per la salvezza, c’è bisogno di tutti.



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