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Crisi Sampdoria, Stankovic non è il problema ma non è ancora la soluzione…

di Mario Chiari
Crisi Sampdoria Stankovic

La crisi della Sampdoria sembra essere senza fine ma Dejan Stankovic non è principale problema ma non è ancora la soluzione ai nostri guai…

“Se io sono il problema allora mi tolgo”. Lo ha detto Dejan Stankovic dopo la sconfitta di Torino, facendo capire di essere pronto a dimettersi dopo la partita di sabato col Lecce.

A scanso di equivoci diciamoci subito che no, il problema di questa Sampdoria non è il tecnico serbo. Il problema vero – com’è noto – resta quello di una situazione societaria delicatissima, e poi di lì a ruota arrivano tutti i problemi più strettamente di campo che riguardano allenatore e ovviamente giocatori.

Detto questo, Stankovic non è il problema ma ad oggi non è nemmeno la soluzione. Non guardiamo solo alle ultime tre sconfitte di fila ma anche al modo in cui sono arrivate: con Inter, Fiorentina e Torino non appena gli avversari hanno sbloccato il punteggio la partita di fatto è finita.

Se le prime gare avevano dato qualche barlume di speranza all’ambiente se non altro dal punto di vista caratteriale – basti pensare al pareggio di Bologna e alla vittoria di Cremona – nelle ultime tre partite (e ci mettiamo dentro anche la sconfitta con la Roma, anche lì una volta sbloccato il risultato la partita era finita…) non si è vista un’idea di gioco, un’idea di calcio, non si è vista una squadra capace di creare qualche grattacapo agli avversari di turno. Insomma non si è visto niente.

Tanti i limiti tecnici della Sampdoria di oggi

Come nelle peggiori partite con Giampaolo in panchina, la stessa solfa: una squadra che oltre ad avere dei limiti tecnici (ma siamo sicuri che questa squadra sia davvero così scarsa?) sembra quasi depressa mentalmente, oltre che deprimente per i suoi tifosi.

Una squadra che sembra scendere in campo già rassegnata, con la consapevolezza che l’unico risultato raggiungibile sarà quello della sconfitta. Una squadra che ha cambiato molte volte modulo e uomini in queste settimane ma che – dopo un mese con Stankovic alla guida – non ha un gioco, un’identità e una mentalità precisa.

Stankovic non è il primo colpevole così come probabilmente non lo era neppure Marco Giampaolo (che pure ha fatto la miseria di 2 punti in 8 partite, il suo successore almeno ne ha fatti 4 in 6…) ma è chiaro che anche lui abbia le sue colpe.

Crisi Sampdoria, il problema nasce dalla scelta di Giampaolo…

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Perché insistere sulla difesa a tre quando questa Samp con Giampaolo e Ranieri negli ultimi anni ha sempre giocato nella linea a 4? Perché insisitere su Ciccio Caputo sempre e comunque, quando è evidente che l’ex bomber del Sassuolo in questo momento è l’ombra di se stesso? E perché non dare un po’ più di fiducia a Gabbiadini e soprattutto Quagliarella, che sono pur sempre i giocatori sulla carta più forti di questa Sampdoria traballante?

Va bene insistere sui giovani, ci sta avere coraggio: ma siamo davvero sicuri che Amione, Yepes e Montevago siano titolari indiscutibili? E poi ancora perché a centrocampo uno come Rincon era finito un po’ in naftalina almeno sino alla gara col Torino?

Ad oggi il sudamericano è forse una delle poche certezze – insieme ad Audero – di questa squadra. Purtroppo le scelte sin qui non hanno dato ragione a Stankovic, inutile girarci troppo attorno. L’allenatore si era presentato poco più di un mese fa annunciando l’obiettivo di voler “uscire dalla zona retrocessione” prima della pausa Mondiale e quel primo obiettivo è già stato fallito.

Ora c’è la partita col Lecce ma non è detto – almeno a sentire le parole dello stesso Stankovic dopo la sconfitta coi granata – che anche una vittoria possa cambiare il suo destino sulla panchina della Samp. Deki insomma potrebbe aver già capito che la sua avventura a Genova è al capolinea e se davvero dovesse dimettersi rinunciando allo stipendio ci sarebbe davvero da fargli un plauso dal punto di vista umano, pur nel dispiacere di un progetto che sarebbe fallito a livello tecnico.

Crisi Sampdoria, l’alternativa a Stankovic si chiama Ranieri?

Già perché Stankovic era l’uomo scelto su tutti da Marco Lanna e dall’attuale Cda (questo al di là del fatto che il serbo fosse stato inseguito lo scorso dicembre anche da Ferrero) come il profilo giusto per risvegliare la Samp dal torpore.

Stankovic poco più di un mese fa, dopo la sconfitta col Monza e l’esonero di Giampaolo, aveva vinto il ballottaggio con Daniele De Rossi e si era lasciato dietro persino l’opzione di un ritorno di Claudio Ranieri. Un allenatore che inizialmente pareva desideroso di rientrare alla Samp salvo poi tirarsi indietro di fronte a malumori evidentemente mai chiariti con l’attuale proprietà del club (per capirci Ferrero).

Se però oggi dovesse davvero andare via Stankovic – fatto salvi gli applausi per la sua onestà intellettuale e per il suo rispetto nei confronti della piazza (Giampaolo dice di essere legatissimo alla Sampdoria ma non si è certo dimesso dopo il suo fallimento, continuando a percepire gli 1,2 milioni da contratto sino al 2024) – una soluzione praticabile potrebbe proprio essere quella di provare a convincere nuovamente Claudio Ranieri.

Oggi Sir Claudio potrebbe davvero essere l’ultima speranza di questa squadra che sta rischiando la B ma che può ancora evitarla con tutti e due i piedi. Prima però Stankovic ha come minimo ancora una partita per provare a salvare la Samp e perché no per provare a salvare anche se stesso.

In fondo nessuno sarebbe davvero contento di un altro cambio in panchina nel giro di un mese. Di sicuro Stankovic non è il problema di questa Sampdoria, ma per il momento non è neppure la soluzione. E allora che cominci a trovarla la soluzione lui stesso. A iniziare dalla gara col Lecce.



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