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Coronavirus, i giocatori non rischiano il contagio

di Gabriele Frassanito

Secondo uno studio dell’ Università di Aarhus (Danimarca)  un giocatore di calcio passa in media un minuto e mezzo a partita e un massimo di 11 minuti vicino a un altro giocatore infetto da coronavirus. La ricerca si basa sul movimento dei calciatori professionisti studiato in 14 partite della Super League, il campionato danese.

Nel loro studio, i ricercatori Nikolas S. Knudsen e Manuel M. Thomasen hanno utilizzato la loro esperienza con i dati della Super League e le analisi dei giocatori di calcio, creando una panoramica di come i giocatori si muovono in campo l’uno rispetto all’altro, secondo quanto  riportato da  Videnskab.dk.

 Il professore associato Thomas Bull Andersen, spiega il ragionamento alla base dello studio. Ipotizzando che un giocatore in campo fosse infetto, hanno analizzato quando e per quanto tempo gli altri giocatori si trovavano nel raggio di un metro e mezzo dall’infetto.

La ricerca parte dal presupposto che la distanze per il contagio sia di un metro e mezzo circa con un tempo minimo di contatti per 15 minuti, come peraltro confermato da varie fonti scientifiche in queste settimane.

I calcoli mostrano che i giocatori rimangono entro la distanza di infezione tra 0 e 657 secondi – poco meno di 11 minuti – durante una partita. La media è pari a 1 minuto e 28 secondi. Si tratta appunto di una media, dato che l’esposizione è diversa a seconda del ruolo ricoperto dai giocatori, con notevoli differenze ad esempio tra un portiere ed un attaccante.

“Ma la cosa importante per noi qui è stata quella di trovare una figura concreta, che può quindi essere ulteriormente discussa invece di discutere sulla base di presunzioni o sulla base di come la popolazione si muove in altre parti della società. I giocatori di calcio vogliono iniziare a giocare e qualcuno deve decidere se è necessario. Allora forse questo può essere usato ora”, ha commentato il professor Andersen.

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LA CONCLUSIONE: NESSUN RISCHIO PER I CALCIATORI

La conclusione del prof. Allan Randrup Thomsen dell’Università di Copenaghen, che non ha partecipato allo studio è sicuramente destinata a far discutere. “Se per essere considerato un contatto rilevante devi essere a a meno di 2 metri da una persona infetta per più di 15 minuti,  non c’è dubbio che il tempo indicato nello studio non è critico, e non lo è affatto quando si gioca a calcio all’aperto”.

Quindi, secondo il modello elaborato dal gruppo di scienziati danesi, i giocatori di calcio potrebbero allenarsi e giocare senza esporsi a particolari rischi di contagio. O quanto meno senza profili di rischio maggiori rispetto a quelli del resto della popolazione.



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