Ronaldo Vieira si racconta: l’affetto per la Sampdoria e il dolore per l’addio. Dalle sei stagioni in blucerchiato alla nuova vita in MLS
Dalla Genova blucerchiata al sole della California, Ronaldo Vieira non dimentica la Sampdoria, nonostante un finale di rapporto non privo di amarezza. Il centrocampista classe ’98, oggi capitano dei San Jose Earthquakes e leader della Western Conference americana, si è raccontato in un’intervista esclusiva a Sport Mediaset, ripercorrendo le tappe della sua carriera e il suo presente negli Stati Uniti,.
Arrivato a Genova giovanissimo, Vieira è diventato uomo indossando la maglia della Samp per sei stagioni tra il 2018 e il 2025,. Tuttavia, l’ultima fase della sua esperienza all’ombra della Lanterna ha lasciato un retrogusto amaro. Ai microfoni di Sport Mediaset, il centrocampista ha ammesso: “Non sono soddisfatto di come è finita la mia avventura lì. I primi anni sono andati benissimo, invece nell’ultimo periodo l’atmosfera era pesante, per me ancora di più per questioni di contratto”.
Nonostante le difficoltà finali, l’affetto per i colori blucerchiati non è mai svanito: “Sarò sempre grato al club: arrivai bambino e ho salutato da uomo. Ho esultato in tv per la salvezza”.
L’amarezza di Ronaldo Vieira: “Non sono soddisfatto di come è finita a Genova, ma ho esultato per la salvezza della Samp”

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Ex Sampdoria, Ronaldo Vieira: che dolore andare via… Le parole
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Fu Marco Giampaolo a soprannominarlo “il bambino” e a lanciarlo in Serie A a soli 20 anni. Ma un posto speciale nel cuore di Vieira lo occupa certamente Claudio Ranieri, descritto come una figura fondamentale non solo tatticamente: “Faceva la differenza sul piano umano. È importante perché quando sei in campo e la tattica non funziona, ti guardi negli occhi con i compagni e lotti per il mister”. Ronaldo ha poi svelato un aneddoto commovente legato a un momento di scarso impiego: “Quando non giocavo tanto, gli chiesi in cosa potessi migliorare. Mi rispose: ‘Devi sorridere di più’. Quelle parole mi entrarono nel cuore”.
Il calcio era scritto nel destino di Ronaldo fin dalla nascita, grazie alla passione della madre per il grande Brasile: “Mia madre, grande appassionata, amava il Brasile degli anni d’oro. Così, quando ebbe due gemelli, chiamò me Ronaldo e mio fratello Romario. Da piccolo ci scherzavamo sempre su, forse mi ha anche un po’ aiutato. Ma il mio unico idolo è stato Ronaldinho!”.
Oggi, Vieira si gode la realtà della MLS nella Silicon Valley, dove condivide lo spogliatoio con l’ex Chelsea Timo Werner: “Volevo cambiare aria e il calcio della MLS mi ha stupito tanto, dall’organizzazione curata al dettaglio agli impianti modernissimi. La società mi ha dato molta fiducia e dopo un anno qui mi sento già importante per questo progetto”. Su Werner, ha aggiunto: “Non aveva il ritmo partita, ma è arrivato con umiltà e si è messo a lavorare. È una delle stelle che portano gli spettatori allo stadio”.
Parlando del livello del campionato americano, Vieira ha fatto un paragone con il calcio italiano: “Da prime posizioni della Serie B italiana, mentre le migliori squadre potrebbero stare a metà classifica in A. Sul piano tattico c’è ancora abbastanza differenza, ma nel giro di due anni migliorerà tutto. Oltre ai veterani, le società acquistano giovani forti e vogliono sincronizzare il calendario stagionale con l’Europa. Gli investimenti non mancano, sarà tra le leghe top”. C’è spazio anche per la vita privata, decisamente più sobria rispetto all’Italia: “Il calcio è ancora al quarto o quinto posto. Un giocatore vive tutto in modo più tranquillo, spesso non ti riconoscono nemmeno quando giri in città e non è un problema uscire dopo una sconfitta”.
Vieira è tornato anche sul tema del razzismo, ricordando l’episodio dei cori subiti in un Sampdoria-Roma del 2019: “L’arbitro mi chiese come stessi, ma io non avevo sentito niente. Dopo la partita mi spiegarono, fu tutto più chiaro e ci rimasi male. Però quell’episodio mi fece anche crescere e quando accadde di nuovo nel 2025 con Akinsanmiro a Brescia, ebbi la forza di andare da lui e dirgli di ignorare quegli incivili”.



