Non solo un preparatore, ma un punto di riferimento dentro e fuori dal campo: Pagliuca racconta il legame speciale con Battara
La scomparsa di Piero Battara lascia un vuoto profondo nei tifosi della Sampdoria. Aveva 90 anni e per generazioni di portieri è stato un maestro e un punto di riferimento.
Tra questi c’è Gianluca Pagliuca, uno dei più grandi portieri della storia blucerchiata, che con Battara ha condiviso anni importanti della propria carriera. In un’intervista a La Repubblica, Pagliuca ha raccontato il rapporto con quello che considera una delle persone più importanti della sua vita:
È la persona più importante che abbia mai avuto e, per il periodo a Genova, lo metto sullo stesso piano di Mantovani, Boskov, Borea. Domani sarò al suo funerale
Parole che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa il legame tra i due. Pagliuca non considera Battara soltanto il preparatore che lo ha aiutato a diventare un grande portiere. Lo considera un secondo padre:
Stiamo parlando del preparatore dei portieri più bravo di sempre, ma soprattutto una persona meravigliosa, lo considero come un secondo padre. Ci sentivamo ancora ogni tanto. Sono veramente dispiaciuto. Novant’anni è una bella età, ma ci sono rimasto male lo stesso. Gli volevo tanto bene, non posso dimenticare tutto quello che ha fatto
Il loro rapporto è nato prima dell’esperienza alla Sampdoria, a Bologna, ma proprio a Genova aveva trovato la sua dimensione più importante. Otto anni fianco a fianco, con Battara a seguire Pagliuca nella sua crescita e a costruire, giorno dopo giorno, il portiere che sarebbe arrivato fino alla Nazionale e al Mondiale:
È stato fondamentale per la mia carriera. Il primo anno a Genova mi allenavo il mattino con la squadra e il pomeriggio con lui. Gli insegnamenti di quelle sedute individuali mi hanno accompagnato fino alla fine e mi sembra ancora di sentire i suoi rimproveri per le cose fatte male
Sampdoria, Pagliuca e l’ultimo saluto a Battara: per me è stato come un secondo padre
Sampdoria, Gianluca Pagliuca: Battara? Il mio maestro. Gli devo tutto. Le parole
Battara era esigente. Non regalava complimenti e non aveva paura di sottolineare gli errori. Anzi, proprio attraverso quelle critiche cercava di spingere Pagliuca a migliorarsi continuamente:
Non era biondo, come si dice a Bologna, se era necessario fare una critica, non risparmiava nulla. Quando alla domenica giocavo male o bene, non mi diceva nulla, sapeva che non serviva. Mi faceva, però, le osservazioni sul singolo episodio. Facevo una grande partita, ma per un mezzo errore prendevo un gol. Allora, mi pungeva, mi voleva stimolare, era un perfezionista. Ho sempre ammirato il suo modo di fare, come riusciva a migliorarmi sempre, senza complimenti inutili
Per Battara, però, Genova non è stata soltanto una tappa professionale. Era diventata casa. Il rapporto con la Sampdoria aveva assunto un significato particolare, tanto da rimanere legato alla città anche dopo gli anni trascorsi sul campo.
Pagliuca lo ricorda così:
Era davvero innamorato, era molto più legato a Genova e alla Sampdoria che a qualsiasi altro club. Anche a Bologna è rimasto tanti anni, ma non c’è paragone, per Battara c’era solo la Sampdoria. Non a caso era rimasto anche a vivere in città



