Marco Giampaolo ripercorre la sua carriera e ricorda la sua Sampdoria “telecomandata”, rievocando anche una discussione con Massimo Ferrero
La carriera di Marco Giampaolo, negli ultimi anni, è stata costellata di tante avventure durate poco tempo, in media una stagione. C’è stato però un periodo in cui aveva costruito qualcosa di duraturo, un giocattolo che scriveva una trama dei campionati che finivano sempre allo stesso modo, ma comunque produceva gioco e faceva risaltare giocatori.
Il triennio alla Sampdoria, dal 2016 al 2019, è stato tutt’altra cosa rispetto alla sua seconda avventura genovese. Così come è stato diverso dalle panchine al Milan, al Torino, al Lecce. Chissà come andrà alla Cremonese, dove è arrivato a marzo 2026 e adesso comincerà una stagione in Serie Bkt, proprio esordendo contro il suo passato blucerchiato.
In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Giampaolo ha ripercorso le tappe della sua carriera e, in particolare, sulla sua maniacale ricerca di perfezione nel calcio. Quella che a Genova ha sentito di aver sfiorato:
Ho sempre rincorso un’idea di perfezione che non esiste. L’ho toccata alla Samp con una squadra telecomandata, o all’Empoli ereditato da Sarri, ma la perfezione la rincorro ancora
Sampdoria, Giampaolo e la discussione con Ferrero: aveva venduto 5 giocatori…

Marco Giampaolo: la mia Sampdoria era quasi perfetta. E quella discussione con Ferrero… Le parole
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La sua Sampdoria del triennio 2016-2019 era piena di giocatori tecnici, giovani promesse che erano talenti da valorizzare. E puntualmente esprimevano il loro potenziale, fruttando notevoli plusvalenze alla società, guidata da Massimo Ferrero. In quelle stagioni da Genova sono passati giocatori arrivati poi in Premier League, ad esempio Lucas Torreira o Bruno Fernandes.
Calciatori che, secondo uno schema ricorrente, poi sono stati venduti dopo una o due stagioni. Cosa che non sempre ha fatto piacere a Giampaolo, che rivela di aver anche discusso una volta proprio col Viperetta:
Spesso i dirigenti determinano le singole stagioni, più degli allenatori. Una volta ho detto a un dirigente: “Io vado avanti e lei mi venga dietro, poi in privato ne discutiamo”. Invece qualcuno si vuole sostituire alle mansioni degli allenatori, per questo qualche rapporto si è alterato. Alla Samp ho discusso una volta con Ferrero: “Non mi può far soffrire così”, disse; “Mi ha venduto 5 giocatori, non vuol soffrire?” risposi. Da allora, il silenzio



