La scelta del logo per festeggiare gli 80 anni della Sampdoria non piace ai tifosi e nemmeno a Matteo Asquasciati che sui social scrive esattamente cosa ne pensa…
Un po’ mi mancava. Inutile nasconderlo. Ma come Matteo Asquasciati anch’io preferisco scrivere quando c’è qualcosa da raccontare. Non c’è dubbio che questa società ci regala gioie (si fa per dire) quotidiane. Una delle ultime è il logo per festeggiare una certa età, gli 80 anni del nostro amato club. Leggete, ve lo consiglio, come sempre:
Gli ottant’anni arrivano sempre come una festa sbagliata: luci troppo forti, sorrisi tirati, e sotto la superficie quel piccolo atto di vandalismo estetico che tutti fingono di non vedere.
Il simbolo della Sampdoria, una volta segno, appartenenza, liturgia da curva e da marciapiede, viene esibito come si esibisce un corpo dopo una notte lunga: truccato, esposto, leggermente disfatto.
Non è solo il tempo che passa. È il tempo che consuma e poi riscrive, con la stessa freddezza con cui una città decide cosa salvare e cosa lasciare marcire.
C’è qualcosa di quasi elegante in questo degrado, come se il deterioramento fosse diventato la forma più sincera di celebrazione.
Sampdoria o Unicef? Il logo che non convince i tifosi
Sampdoria, Matteo Asquasciati sui social: sfregiato il nostro simbolo!
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Gli anniversari servono a questo: a coprire la perdita con la memoria, a sostituire la sostanza con la grafica, a trasformare una ferita in merchandising.
Eppure il simbolo resiste proprio nel suo essere urtato, alterato, messo sotto vetro e poi sfregiato dall’uso.
Non consola. Non unisce davvero. Osserva soltanto, con quell’aria da vecchia promessa che ha già capito tutto e non perdona nessuno.
Alla fine resta questo: una fede che si consuma in pubblico, con la precisione glaciale di un rito che sa di essere già finito.



