La Sampdoria ha scelto Bernardo Corradi una scelta sbagliata solo perché ai tifosic è stato promesso altro, di meglio…
La scelta di Bernardo Corradi non sarebbe affatto negativa se fosse stata una prima scelta.
Mi spiego meglio: un allenatore esordiente, con esperienza nelle giovanili delle Nazionali, avrebbe potuto rappresentare una scommessa interessante all’interno di un progetto tecnico ben definito. Una società con idee chiare avrebbe potuto costruire una rosa competitiva puntando su giovani talenti che Corradi conosce bene, contenendo al tempo stesso il monte ingaggi.
Resta poi da capire se questa dirigenza — che troppo spesso appare confusa, inefficace e contraddittoria nelle proprie decisioni — sarebbe stata davvero in grado di seguire le indicazioni del tecnico.
Il punto, però, è un altro. Più ci penso e più mi convinco che dietro questa scelta non ci sia alcuna strategia. I ragionamenti che ho fatto sono probabilmente solo i tentativi di un tifoso di vedere il bicchiere mezzo pieno.
La realtà è che Bernardo Corradi sembra essere la quarta scelta di una società che dà l’impressione di navigare a vista. Prima è arrivato il rifiuto di Pecchia, poi quello di Possanzini e, a quanto pare, perfino Zanetti avrebbe preferito non approfondire nemmeno il discorso.
Panchina Sampdoria, i tifosi non sono contro Corradi ma non accettano più prese in giro!

Sampdoria, Bernardo Corradi? Non è sbagliata. È sbagliato aver promesso altro ai tifosi…
Per questo il problema non è Corradi. Il problema è che, ancora una volta, la Sampdoria sembra scegliere più per necessità che per convinzione.
Il nocciolo del discorso è: se la Sampdoria avesse scelto Bernardo Corradi come primo nome all’interno di un progetto tecnico preciso: valorizzazione dei giovani, sostenibilità economica, costruzione di un’identità di gioco e sfruttamento della sua conoscenza del calcio giovanile azzurro, allora la nomina avrebbe avuto una logica chiara. Sarebbe stata una scommessa, certo, ma una scommessa coerente con una strategia.
Però Corradi non appare come il fulcro di un progetto, bensì come il risultato di una serie di tentativi andati a vuoto. Quando prima vengono sondati altri profili e questi declinano, inevitabilmente l’entusiasmo attorno all’ultimo candidato si riduce, indipendentemente dalle sue qualità.



