Anche ai Mondiali 2026 l’Italia è spettatrice: l’accusa del Ministro dello Sport e dei Giovani Andrea Abodi trova però una risposta…
Illustrissimo Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi,
la responsabilità di questo scempio non è attribuibile esclusivamente alle politiche federali, sebbene queste, soprattutto negli anni precedenti al 2021, non abbiano certo brillato per lungimiranza.
Dal 2021 in poi, tuttavia, anche la politica ha contribuito in modo significativo ad aggravare la situazione, mettendo sul tavolo, per usare un termine della Briscola, un vero e proprio “carico da 11”.
Da un lato è stata introdotta la figura del lavoratore sportivo nel settore dilettantistico, con il dichiarato obiettivo di garantire maggiori tutele previdenziali, assicurative e lavoristiche a chi opera nello sport. Nei fatti, però, molte società e operatori del settore hanno percepito la riforma soprattutto come un incremento degli oneri contributivi, amministrativi e burocratici.
Dall’altro lato è stato abolito il vincolo sportivo, che consentiva alle società di ottenere un adeguato riconoscimento economico per il lavoro svolto nella formazione dei propri atleti in caso di trasferimento. Intervenire su uno strumento ormai anacronistico era probabilmente necessario, ma una sua rimodulazione sarebbe stata preferibile alla completa abolizione: ad esempio, riducendone la durata fino ai 20 anni anziché ai 26.
Mondiali 2026, l’Italia non gioca un Campionato del Mondo da tre edizioni

Mondiali 2026, l’accusa del Ministro Andrea Abodi trova una risposta…
LEGGI ANCHE Calciomercato Sampdoria, Tjas Begic? Ecco cosa farà Americo Branco con il Parma…
Quest’ultimo provvedimento ha prodotto conseguenze particolarmente pesanti. Molte società si trovano oggi prive di un reale incentivo a investire nella crescita tecnica dei giovani, sostenendo i costi di strutture, istruttori e allenatori qualificati, poiché tali investimenti non trovano più un ritorno economico proporzionato.
Ma vi è un ulteriore aspetto da considerare. L’attuale sistema di riconoscimento economico risulta insufficiente e, paradossalmente, trova applicazione anche nei confronti di atleti dilettanti impegnati nelle categorie più basse. Il risultato è che, per molti giocatori di livello modesto o semplicemente ordinario, nessuna società sarà disposta a sostenere costi aggiuntivi, seppur contenuti, per tesserarli.
Il rischio concreto è un progressivo abbandono dell’attività sportiva da parte di migliaia di praticanti e, conseguentemente, un impoverimento della base del movimento sportivo. Ed è proprio da quella base che dovrebbero emergere i talenti del futuro.



