Lo Stadio Azteca, un pezzo di storia al Mondiale 2026, lo stesso impianto sportivo teatro della partita del secolo e dell’aquilone cosmico di Maradona
Bentornati all’Azteca, il tempio del calcio che incoronò Pelé nel 1970 e consacrò Maradona nell’11 giugno del 1986. Lo storico impianto di Città del Messico si rifà il look per i Mondiali 2026 con un profondo restyling strutturale da 87.500 spettatori. Ribattezzato Estadio Ciudad de Mexico Banorte, giovedì fisserà un primato leggendario: sarà il primo stadio a ospitare per tre volte la gara inaugurale iridata.
Un debutto che evoca lo sfortunato esordio azzurro del 1986, quando l’Italia di Bearzot impattò 1-1 contro la Bulgaria con rete di Altobelli, prima di essere eliminata agli ottavi proprio su questo prato per mano della Francia di Platini.
Mondiali 2026, torna uno degli stadi più iconici del calcio
Mondiale 2026, si torna allo stadio Azteca che fu teatro della partita del Secolo e dello storico goal di Diego Maradona
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Questo teatro monumentale, situato a ben 2.200 metri d’altitudine, ha già ospitato 23 incontri mondiali a partire da quel Messico-URSS che inaugurò l’era dei cartellini. Fu un torneo ricco di aneddoti incredibili, come la doppietta del sovietico Byshovets o la rete del messicano Basaguren, primo subentrato a segnare in un Mondiale. Tra le sue mura si consumò l’epico Italia-Germania 4-3 con l’eroismo di Beckenbauer, in campo con il braccio immobilizzato per una lussazione. Sedici anni dopo, l’Azteca fece da sfondo alla sfida tra Argentina e Inghilterra, marchiata dalle due reti più famose della storia: la controversa “Mano de Dios” e la vertiginosa corsa solitaria per il “Gol del Secolo” firmato dal Diez.
Oggi l’avanguardia ingegneristica e la sostenibilità — grazie a 75 tonnellate di materiali di riciclo — sostituiscono l’antico catino. Il nuovo Azteca ha raddoppiato i tornelli digitali portandoli a 54, implementato metal detector aeroportuali e installato 270 telecamere collegate a schermi di monitoraggio. Il cablaggio include fibra ottica, 500 altoparlanti e tre aree hospitality per 12.000 metri quadrati complessivi, due delle quali situate a 15 metri sotto il campo. Se la connettività Wi-Fi fatica sotto la pressione di 90.000 smartphone, l’anima nostalgica resta intatta: la segnaletica interna richiama lo stile grafico di Messico 1986. Il Mondiale condiviso non poteva che ripartire da qui.



