C’era una volta la Sampdoria. Una Sampdoria fatta di Sampdoriani. Si con la S maiuscola. Storia recente non passata. Anzi sì, passata…
C’era una volta la Sampdoria. Oggi, invece, la nostra amata squadra sembra essere diventata una società gestita da persone di cui si sa poco o nulla. Di certo, però, non sembra guidata da chi abbia una reale intenzione di riportarla in Serie A. Al contrario, talvolta pare quasi che si faccia di tutto per trascinarla verso categorie che i blucerchiati non hanno mai conosciuto.
Sono due anni che la Sampdoria sfiora la retrocessione e sono due anni che, anche grazie al lavoro di Andrea Mancini, riesce a risollevarsi. Un direttore sportivo giovane che ha dimostrato di possedere qualità e competenze per contribuire alla crescita del club.
Questa Sampdoria ricorda la tela di Penelope. Nell’Odissea, Omero racconta che Penelope tesseva la sua tela di giorno e la disfaceva segretamente ogni notte. È esattamente la sensazione che trasmette la gestione societaria degli ultimi anni: si costruisce qualcosa e poi lo si smonta puntualmente.
Ogni estate viene allestita una squadra, spesso con scelte discutibili; a gennaio si cerca di correggere gli errori, ottenendo però risultati modesti per una piazza come Genova e, soprattutto, per un budget che ogni anno figura tra i più importanti della Serie B.
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva un grande statista del passato.
A questo punto diventa legittimo porsi alcune domande:
A chi serve la Sampdoria?
Quali vantaggi può portare una società che continua a spendere oltre misura senza raggiungere gli obiettivi prefissati?
Sampdoria, Andrea Mancini merita solo applausi…
C’era una volta la Sampdoria…
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Dal 12 giugno 2014 la Sampdoria è stata utilizzata come moneta di scambio e, da allora, sembra essere amministrata da figure che raramente si espongono in prima persona.
Forse ho molta confusione in testa, ma una cosa mi è chiara.
O questa dirigenza darà finalmente un segnale concreto della volontà di costruire una squadra e una società con ambizioni vere, e allora la piazza, pur a malincuore, proverà ancora a concedere fiducia; oppure, se si continuerà a puntare su scommesse improbabili e progetti senza prospettiva, arriverà una contestazione che probabilmente non si aspettano.
Perché il tifoso sampdoriano è paziente. Sa aspettare, sa dare fiducia e sa sostenere la propria squadra nei momenti difficili. Ma non ama essere preso in giro.
Non entro nel merito delle decisioni riguardanti Giovanni Invernizzi e Andrea Mancini — che considero quanto di meglio la Sampdoria possa avere in questo momento — perché non spetta ai tifosi giudicare certe dinamiche interne. Quello che tutti chiediamo, però, è una programmazione seria.
Basta improvvisazioni. Basta promesse non mantenute.
Tra queste ricordo anche la più banale: Fredberg, nella sua prima intervista da dirigente della Sampdoria, parlò in inglese e promise che la successiva sarebbe stata in un italiano accettabile.
Ecco, forse questa è l’immagine perfetta della Sampdoria attuale: una società inconsistente, inconcludente e, per molti tifosi, ormai inaccettabile.



