Lorenzo Licalzi analizza la crisi d’identità della Sampdoria in un amaro confronto tra questa propietà e la presidenza Ferrero
Lorenzo Licalzi, noto scrittore, psicologo e storico tifoso doriano, è intervenuto durante la trasmissione Forever Samp su Telenord esprimendo un profondo malessere riguardo l’attuale gestione societaria, arrivando a tracciare un parallelo drastico tra il passato e il presente del club. Secondo Licalzi, la proprietà guidata da Joseph Tey e prima da Matteo Manfredi starebbe portando avanti un processo di snaturamento dell’identità del club, riducendolo a un mero brand privo della sua anima storica.
«Loro (la società) arriveranno a fare alla società una cosa loro completamente… ormai della Sampdoria nostra c’è rimasta la storia e quella non ce la possono togliere. C’è rimasta la maglia (peraltro da loro mi aspetto benissimo che da un giorno all’altro tirino fuori una maglia giallo o oro, rosso o blu per irritare ancora più i tifosi) e c’è rimasto il brand che quello lo manterranno, il nome è Sampdoria. Per il resto sta diventando un’altra cosa a mio giudizio per fini diversi da quelli sportivi e lo si capisce da tutto quello che succede».
Licalzi: «La Sampdoria è morta con Ferrero, questi stanno staccando la spina»

Massimo Ferrero (ex presidente Sampdoria)
Sampdoria, Lorenzo Licalzi: questi stanno staccando la spina. Le parole
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L’analisi si fa ancora più amara quando Licalzi fa un parallelo tra l’attuale società e la presidenza Ferrero.
«Per quanto Ferrero abbia “violentato” la Sampdoria… c’era più sampdorianità in Ferrero che in questi qua, anche perché in questi qui non c’è niente. Ferrero in qualche modo rappresentava ancora qualcosa che aveva a che fare con il calcio, non lui in sé, ma tutto quello che succedeva negli spalti, magari si arrabbiava, diceva una cazzata e i tifosi se la prendevano con lui, però poi faceva marcia indietro, insomma c’era una possibilità di raffronto con Ferrero. La Sampdoria è morta con Ferrero, è andata in coma con Ferrero e questi qui hanno staccato la spina».
Lo scrittore conclude con una riflessione sulla mancanza di logica sportiva apparente nelle scelte attuali, suggerendo che:
«Possono essere inesperti forse nel calcio, ma non a questi livelli da fare il contrario di qualsiasi forma logica, quindi vuol dire che loro seguono un’altra logica che non si capisce qual è, perché per quanto ci si sforzi non si capisce, ma c’è una logica sicuramente per quanto assurda».



