Tavolo di confronto a Palazzo Ducale sul Luigi Ferraris, i tifosi della Sampdoria chiedono di essere coinvolti e prendono ad esempio quello che è successo con il nuovo stadio del Rapid Vienna. Presenti esponenti di Comune, Regione e parlamentari
Il futuro del calcio italiano parte dai tifosi e dagli stadi. E il Luigi Ferraris è uno degli esempi principali nonché emblematici della situazione sportiva e impiantistica nel nostro Paese. Perché è casa di due squadre di alto livello e perché necessita di lavori di rinnovamento. E attorno all’impianto si concentrano le discussioni istituzionali che partono dal progetto dell’architetto Hembert Penaranda. Ma tra spazi commerciali, skybox e tifosi, questo restyling a cosa darà priorità?
A questa domanda ha voluto rispondere il tavolo di confronto “Il calcio italiano, i suoi stadi, i suoi tifosi: le sfide del futuro. Il caso stadio Luigi Ferraris“, organizzato a Palazzo Ducale dall’Associazione Difesa Sampdoriana (presente la presidentessa Laura De Stefano) e appoggiato anche dalla Federclubs e dai gruppi de La Sud. Un incontro partito dalle domande e dall’esigenza di risposte dei tifosi della Sampdoria, che hanno voluto dibattere con le istituzioni riguardo il futuro della casa calcistica della squadra blucerchiata e del Genoa.
La tifoseria della Sampdoria non parte da verità assolute, ma vuole semplicemente un confronto per porre domande. Quelle per riportare sostenibilità e competitività nel calcio italiano, ma anche combattere la disconnessione emotiva negli stadi. Il punto di partenza devono essere i tifosi, l’asset vero di ogni squadra di calcio. Quelli che creano l’atmosfera, la cornice e aumentano il valore percepito del match. I tifosi sono i custodi della storia del club, dice Nadir a nome dei gruppi de La Sud, rappresentano l’identità che vogliono preservare.
E lo pensa anche Mauro Balata, ex presidente della Lega Serie Bkt che ha avuto un imprevisto e non ha potuto presenziare all’incontro. Ma ha voluto comunque lasciare il suo messaggio di sostegno: “I tifosi vanno posti al centro del tavolo, come attori fondamentali del processo decisionale. I tifosi rappresentavano gli stakeholder principali del sistema calcio. Senza la loro centralità nessuna riforma può dirsi compiuta“.
Normale, dunque, che i sampdoriani chiedano di essere coinvolti e non essere lasciati da parte. Su un modello virtuoso che è stato portato avanti dagli ultras del Rapid Vienna, in rappresentanza dei quali ha parlato Oliver, spiegando come i tifosi austriaci abbiano preso parte alla ricostruzione dello stadio:
come ultras abbiamo parlato con la nostra società quando abbiamo rifatto lo stadio. Abbiamo voluto partecipare e portare il sentimento del vecchio stadio, un luogo che se sentivamo casa. Abbiamo preso esempio dallo stadio di Parma, con gradinate molto vicine al campo e ai giocatori. Lo stadio è di proprietà della società, ma in realtà appartiene della tifoseria
Il bisogno della tifoseria di essere ascoltata è stato ribadito anche da Emanuele Vassallo, presidente della Federclubs:
Abbiamo bisogno di interlocutori, cerchiamo di capire chi si vuole sedere al tavolo con noi e fare sue le proprie battaglie. Ci sono infiniti esempi dove burocrazie o rimbalzi di responsabilità portano a decisioni assurde. Noi chiediamo chi può aiutarci a livello istituzionale. Noi siamo la cornice ma anche chi ci mette pennello e tavolozza. Senza i tifosi non ci sarebbero diritti tv da centinaia di milioni, il calcio sarebbe meno seguito
Nuovo Luigi Ferraris, tavolo di confronto al Ducale, i tifosi: “Abbiamo bisogno di interlocutori. E serve dialogo con le proprietà”

Sampdoria e nuovo Luigi Ferraris, tavolo di confronto a Palazzo Ducale: i tifosi siano al centro del calcio del futuro. Il racconto dell’incontro
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E proprio le istituzioni sono intervenute, a cominciare da Marco Mesmaeker, rappresentante del consiglio comunale di Genova, che ha assicurato di prendersi l’impegno di coinvolgere i tifosi prossimamente nelle Commissioni sul nuovo Luigi Ferraris. Spiegando poi che è importante ammodernare lo stadio e che a farlo siano i club. Assicurando che non ci saranno supermercati nel futuro Marassi:
Lo stadio è bellissimo ma per certi versi non funziona, deve tornare a essere sicuro e sostenibile. Mi incaricherò che le prossime volte i tifosi possano venire in Commissione. I club devono essere al centro. Oltre al tifo i club devono avere ormai un asset che appartiene e su cui fare investimenti. Questo dà un respiro più a lungo termine alle società. All’interno non ci saranno supermercati e negozi alimentari, saranno negozi tematici e saremo attenti che questo avvenga. Da parte nostra c’è il massimo ascolto e massima apertura
A lui ha replicato la consigliera comunale di minoranza Alessandra Bianchi, che ha detto
Parto da un dato oggettivo: la commissione fatta sullo stadio non ha voluto avere la presenza dei tifosi. Ed è stata negata. Non possiamo perdere queste opportunità. Ci si sposta sempre di più sulla valutazione di uno stadio dal punto di vista economico. Ma togliere posti popolari e creare spazi e un qualcosa che porta inevitabilmente più denaro ai club fa venire meno il valore che il tifoso dà. Non c’è più il rapporto società tifosi che c’era prima, si è detto chiaramente che lo stadio è un asset economico delle società
Oltre ai consiglieri comunali hanno presenziato anche politici della Regione come Angelo Vaccarezza (presidente del club Luca Vialli e Bobby Gol), ma anche genovesi in Parlamento. Tra loro il sindaco di Bogliasco Luca Pastorino, deputato esattamente come Alberto Pandolfo, che ha sottolineato come “Avere uno stadio in mezzo al quartiere è importante ma non possiamo bloccarlo per assecondare diritti televisivi. Seguiremo la questione da tutti i punti di vista per lo stadio di Genova che rappresenta un unicum“.
Presente anche il senatore Luca Pirondini, che ha affrontato la tematica dei nuovi stadi anche dal punto di vista della crisi del calcio italiano. A partire dalla poca trasparenza delle proprietà come veri e propri interlocutori:
È importante coinvolgere il tifo organizzato, ora c’è in parlamento il ddl sulle azionariato popolare ma ora è bloccato. Il mondo del calcio è un po’ opaco con punti che andrebbero affrontati. Per prima cosa le proprietà: chi sono i proprietari? Non aver certezza di chi siano è un fatto assurdo, anche perché con loro devi fare le infrastrutture. Non sapere chi sono i proprietari è un fatto che può essere pericoloso. Poi il calcio spende tanto, 300 milioni di euro per gli intermediari e procuratori ad esempio. Questi soldi si potrebbero usare per i vivai o le strutture. Si deve ripartire dalla trasparenza
Il coinvolgimento dei tifosi nelle dinamiche del restyling dello stadio passa anche dal ripristino di un vero e proprio rapporto con le proprietà. Un tema che ha affrontato anche Federico Bogliolo:
Con partite a orari improponibili non incentivi le persone e ad andare allo stadio. Il rapporto con le società è fondamentale, non solo quando fai la campagna abbonamenti. Le istituzioni possono favorire il rapporto con società e federazione. quando si crea questo rapporto puoi far ripartire il sistema calcio. Con eventi come questo il bicchiere lo vedo mezzo pieno
La battaglia per cambiare il mondo del calcio a partire dagli stadi parte anche dal rimettere al centro i tifosi senza divieti o restrizioni, ma con piena libertà di esprimere la propria passione. E infatti si è parlato anche della petizione “Per un calcio giusto e popolare”, che si potrà firmare fino al 9 maggio e poi finirà in Parlamento. Dove, in proposito, è ancora in corso un’interrogazione parlamentare sulla questione della trasferta di Palermo, con i divieti prima messi e poi tolti a sole 48 ore dalla partita.
Si spera di ottenere per davvero una cooperazione da parte delle istituzioni, chiamate ad ascoltare le istanze dei tifosi. Presenti, in proposito, anche rappresentanti del gruppo ultras dell’ex Curva Nord Brescia 1911, che ha spiegato l’importanza di portare avanti le battaglie dei tifosi. Per non venire soffocati da regole troppo stringenti. Insomma i tifosi (tra i quali anche Enzo Tirotta, presente all’incontro) vogliono essere ascoltati per provare a cambiare davvero il calcio italiano. Nella speranza che il Luigi Ferraris e Genova possano in questo essere un esempio.



