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Sampdoria, è dura ma è ridicolo parlare di retrocessione

di Massimiliano Lussana
Sampdoria Retrocessione

La puntina di Massimiliano Lussana parla di una Sampdoria in difficoltà, di una squadra che deve ritrovarsi e reagire ma è ridicolo parlare di retrocessione

Innanzitutto, scusate il ritardo, ma ho aspettato apposta la fine della partita del Venezia per guardare la classifica completa. Che dice che oggi sarebbero retrocesse la Salernitana a quattro punti e due su tre fra Genoa, Sampdoria e Cagliari, a sei punti.

Anzi, a rigor di logica, la Sampdoria sarebbe quella messa peggio per la classifica avulsa, avendo perso con il Cagliari lo scontro diretto, che invece il Genoa ha vinto.

Eppure, nonostante tutto questo, dico che è semplicemente folle parlare di serie B come oggi fanno tanti tifosi blucerchiati, magari di quelli che non entrano allo stadio in nome di principi che danneggiano solo la loro squadra.

E, allo stesso modo, mi sembrerebbe folle cacciare oggi D’Aversa, magari per metterci Iachini e Corini, per i quali parla la carriera.

E lo dice uno che voleva qui Giovanni Stroppa, Alessio Dionisi o Paolo Zanetti, allenatori dal gioco propositivo. Per cui Roberto D’Aversa non era la prima scelta e nemmeno la seconda, ma che riconosce al mister blucerchiato di aver fatto vedere in queste giornate molto più gioco di quanto se ne sia visto nel secondo campionato di Ranieri.

Di solito, la Puntina e gli articoli di giornale in generale su Cagliari-Sampdoria iniziano così: l’anno prossimo tanto vale risparmiare i soldi del viaggio fino in Sardegna visti i risultati.

E, effettivamente, anche questa volta la tragica statistica che vede i blucerchiati non vincere a Cagliari si allunga ulteriormente.

Addirittura, per andare a trovare una vittoria della Samp all’allora Sant’Elia occorre tornare al 2007 quando i blucerchiati vinsero 3-0 in trasferta. Ed è divertente anche andare a leggersi i tabellini: l’allenatore del Doria allora era Walter Mazzarri, oggi sulla panchina del Cagliari; l’allenatore dei rossoblù isolani era Marco Giampaolo che poi ha vissuto i suoi migliori anni della carriera proprio sulla panchina della Samp.

Oppure, potremmo ricordare un paio di trasferte fa quando a pochi minuti dalla fine la maledizione sembrava scongiurata e la Samp vinceva 3-2, ma poi entrò Alberto Cerri e segnò non uno, ma due gol elevandosi fino al cielo e finì 4-3 per il Cagliari.

O, ancora, potremmo raccontare della partita casalinga del Watford con l’esordio di mister Claudio Ranieri sulla nuova partita in Premier e, vabbè che giocavano contro il Liverpool che, fra Firmino e Salah è tanta roba, ma è finita tanto a poco, zero a cinque e la squadra messa in campo dall’ex tecnico della Sampdoria è stata semplicemente imbarazzante, con buona pace delle vedove.

O, infine, potremmo raccontare di un rigore sacrosanto non dato alla Sampdoria sul 2-1 (e le proteste hanno portato all’espulsione di Roberto D’Aversa). Del palo interno preso da Candreva, che trema ancora con Cragno che ringrazia ancora per la grazia ricevuta. Poi della deviazione forse decisiva di Thorsby sullo splendido goal del raddoppio cagliaritano. E del fatto che, ancora una volta, un gol annullato in campo, quello dell’immediato vantaggio sardo, è stato poi convalidato dal Var, dopo un controllo lunghissimo e altrettanti conciliaboli.

I problemi della Sampdoria sono tanti ma non è da retrocessione…

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Insomma, le attenuanti ci sarebbero e sono moltissime. Ma occorre guardare anche altri numeri, altri episodi, altre situazioni.

A partire dalla classifica che, in questo momento, è oggettivamente problematica: un punto in quattro partite – soprattutto finito il ciclo di ferro e quando invece si sarebbero potuti iniziare a inanellare risultati positivi, con Udinese e Cagliari – quota sei punti che inizia ad essere pericolosissima e soprattutto un gioco che, dopo il primo tempo con il Napoli dove solo Ospina ha negato migliori risultati al Doria, ha iniziato ad essere deficitario: a sprazzi con la Juventus, ricco di errori, sia pure da entrambe le parti con l’Udinese, idem con il Cagliari, con la partita che non è stata la più brutta dell’anno, ma nemmeno la più esaltante.

E poi una difesa da brividi: Colley e Yoshida, che erano straordinari fino a poche settimane fa, sembrano la banda del buco; di Audero abbiamo già detto tutto quello che c’era da dire. E, soprattutto, sulla fascia Augello è stato imbarazzante e quando è subentrato Murru non è che le cose siano andate meglio, anzi.

Quando qualcuno esultava per la partenza di Gianluca Caprari, io ho immediatamente pensato che si trattasse di qualcuno che non capiva moltissimo di calcio. È vero che Caprari è a volte incostante e un po’ fumoso, ma è uno che può giocare in due ruoli, come ha dimostrato a Pescara, e che assicura un numero di goal sempre notevole. Tanto per dire, da solo, ha segnato le stesse reti di Caputo e Quagliarella sommati insieme e anche con meno presenze rispetto agli altri.

Mica finita: Mohamed Ihattaren. descritto come un fenomeno che avrebbe cambiato il calcio mondiale – “altro che Caprari” – finora è andato in panchina una sola volta contro l’Inter e sembra destinato a non tornare mai più a Genova.

E ancora si potrebbe parlare del caso Torregrossa, strapagato e descritto come un fenomeno del calcio da alcuni evidentemente non particolarmente attenti alle carriere (se uno fa cinquanta goal in otto stagioni di cui sette in serie B qualcosa significa) per aver fatto uno splendido goal all’esordio. Ma sempre di Torregrossa si parla e il costo sopportato dalle casse societarie è certamente fuori portata ed eccessivo.

Tutto questo con D’Aversa c’entra poco o nulla.

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