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Sampdoria, Ranieri: essere o non essere un grande allenatore

di Laura Rossetti
Sampdoria Ranieri Allenatore

Per parlare di Sampdoria e del futuro di Claudio Ranieri scomodiamo William Shakespeare: essere o non essere un grande allenatore

Dalla tragedia di Shakespeare con il suo “essere o non essere” alla vittoria di Francesco Gabbani al Festival di Sanremo… il dubbio amletico, se si parla del futuro di Claudio Ranieri, attanaglia anche me.

Si, perché dalla sua ci sono i risultati, i punti, la posizione in classifica ma dall’altra restano i litri di caffè che ci sono serviti per seguire le partite della nostra Sampdoria in questa stagione.

Ma siamo sicuri che più di questo la squadra non potesse fare? Davvero da questo organico una salvezza anticipata è il massimo che ci si poteva aspettare?

Se per un attimo ci spogliamo del senso di gratitudine, dovuto e sacrosanto, per il miracolo sportivo portato a termine da Ranieri lo scorso anno, questa stagione non può rappresentare, a mio parere, qualcosa di straordinario.

Quagliarella, Keita, Gabbiadini, Silva, Candreva, Damsgaard, Ramirez formano un quoziente qualitativo di tutto rispetto, se aggiungiamo la quantità di Augello, Thorsby, Bereszynski e l’esperienza di Ekdal o Yoshida, un campionato tranquillo diventa il minimo obiettivo sindacale.

Claudio Ranieri poteva fare di più con questa Sampdoria?

Sampdoria, Ranieri: essere o non essere un grande allenatore

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È anche vero però che nel calcio gli elementi che condizionano una stagione sono diversi, che le difficoltà sono sempre dietro l’angolo e che il bel gioco è un piacere per gli occhi ma non sempre si materializza in punti e buoni traguardi in classifica.

La Sampdoria targata Ranieri spesso ha ottimizzato al massimo le occasioni portando anche a casa risultati inaspettati e non ha mai subito, ai punti, pesanti sconfitte, permettendo ai tifosi blucerchiati di dormire sonni tranquilli per l’intero campionato, nonostante l’abuso di caffè. E allora ecco che mi assale il famoso dubbio di Amleto: Ranieri sì, Ranieri no. Rinnovo sì, rinnovo no.

Tolto il parere personale che non può che lasciare il tempo che trova, la scelta se continuare o meno il matrimonio con “The King”, dipenderà soprattutto dalla politica che la società intenderà intraprendere più ancora che dal peso economico del contratto del tecnico del Testaccio.

Claudio Ranieri, che rappresenta un punto fermo per carisma ed esperienza, come amministratore di un gruppo collaudato non sarebbe invece la scelta più idonea se si volesse tornare a puntare su giovani sconosciuti da mettere in vetrina. La gestione di Damsgaard, Askildsen, Verre docet.

Dubbio irrisolto… Namastè Sir Claudio!

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