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Sampdoria, Salvatore Asmini si è pentito. Perché?

di Mario Chiari
Sampdoria Salvatore Asmini

A Settimana Sport l’ex dirigente della Sampdoria Salvatore Asmini non ha nascosto di essersi pentito di essere tornato a Genova. L’ha fatto solo per Garrone.

Salvatore Asmini si è pentito di essere tornato a Genova. Non doveva accettare l’incarico di Riccardo Garrone. Non doveva lasciare che rovinassero la Sampdoria. Nel corso di un’intervista social con Settimana Sport, l’ex dirigente blucerchiato non si nasconde:

Il mio rammarico è quando sono rientrato (nel 2011, ndr), ho sbagliato, forse per il grande attaccamento: non avrei dovuto ma me l’aveva chiesto Garrone. Sono arrivato e mi è stato proibito di occuparmi di questioni tecniche perché c’erano altri. Dovevo essere una sorta di team manager, stare con la squadra e con l’allenatore. Poi hanno fatto la squadra che hanno fatto, le cose sono andate male e chi se ne è andato ha avuto la forza di dire che la colpa era mia. Mi son preso la colpa, sono arrivati insulti. Queste cose mi hanno ferito. Per il 90% delle persone Salvatore Asmini è responsabile della catastrofe di quell’anno lì

Tra Marotta e Paratici, Asmini non ha dubbi su chi scegliere

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Salvatore Asmini non ha dubbi nemmeno su chi scegliere tra Beppe Marotta e Fabio Paratici che quando è arrivato non lo conosceva nessuno.

Poi per la maggior parte della stampa genovese è stato quello ha preso i giocatori e ‘che ha cambiato il mondo’. A Marotta avevo detto una cosa precisa che si è avverata, quindi parteggio per lui. Non ho nulla da perdere e posso dire quello che voglio. Il mio problema non sono né Marotta né Paratici. Alla Juventus saremmo andati entrambi, io e Paratici: non ho accettato e me ne sono andato sbattendo la porta in malo modo. Anche con Paratici non ho niente, è lui che dovrebbe chiamare me. Sono un po’ polemico, ma non voglio passare per fesso

L’ultimo ricordo di Salvatore Asmini alla Sampdoria è dedicato al presidente Riccardo Garrone. Di sicuro persone così non ne nascono più, di tifosi della Sampdoria, forse nemmeno:

Nell’anno della retrocessione abbiamo fatto un’amichevole con il Derthona, stavamo retrocedendo, ma quel giorno mi ha detto cose che mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Si sentiva sampdoriano: la prima volta che l’ho conosciuto ci siamo trovati a Milano con lui e Marotta, e ci ha detto chiaramente: questi sono i soldi a disposizione, poi dovete essere bravi a gestirvi e fare ciò che è da fare. Lui ha dato grande fiducia alle persone che ha scelto: io, Marotta, Marangon e gli altri. Diceva ‘non sono pratico di calcio’, ma poi ha avuto una passione incredibile

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