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Cessione Sampdoria, Bagatta: “Difficile trovare investitori disponibili. Zanetti? L’ho visto…”

di Gabriele Frassanito

Cessione Sampdoria, Bagatta: difficile trovare investitori disponibili, Zanetti l’ho visto ma…” Ecco il punto di vista del giornalista tifoso blucerchiato.

Continua la nostra chiacchierata in esclusiva con Guido Bagatta. Dopo aver parlato della Sampdoria, del mercato e delle prospettive della squadra, non potevano manca anche l’argomento societario e ovviamente la possibile cessione del Club.

A Genova si continua a parlare di Vialli pronto a rilevare la Sampdoria (Cessione Sampdoria, Parodi: caso Quagliarella, nuovo invito a Vialli?Cessione Sampdoria: Parodi, la cordata Vialli e il russo sono pronti) dopo il clamoroso stop dell’ottobre 2019. Lei che idea si è fatto?

Gianluca è da un po’ che non lo sento. E’ una persona molto onesta e quadrata. Secondo me anche lui è rimasto spiazzato dal comportamento degli acquirenti potenziali (Dinan e Knaster, ndr), che hanno offerto una cifra davvero troppo bassa. Una squadra come la Sampdoria deve valere, in un mercato normale, almeno 120 o 130 milioni di euro…

Secondo lei Ferrero è davvero sul punto di cedere?

Ferrero è una persona per me simpatica e divertente. Non so quanto abbia dato di suo alla Sampdoria, ma ha dato tutto quello che aveva. Non è Zang, è vero…ma a me fa spavento che il prezzo di Lukaku sia  praticamente il prezzo della Sampdoria. Questo la dice lunga sul valore del campionato italiano e su quanto valga poco il nostro calcio.  Possiamo paragonare la Sampdoria al Southampton, che però vale 200/300 milioni di sterline.

Si è parlato anche di un interessamento dell’imprenditore Zanetti…

Zanetti lo conosco bene per via del basket… Non nè ho parlato mai direttamente con lui, perchè le volte che ci vediamo parliamo di Belinelli e non di Quagliarella…

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Cosa auspica per il futuro della società?

Ci vorrebbe un colpo di fortuna, qualcuno che si innamori del progetto Sampdoria un po’ come è accaduto a Milano per il basket con Giorgio Armani… Non mi sembra però che a Genova ci sia una situazione economica così florida da poter far nascere un imprenditore alla Mantovani o alla Garrone in grado di poter prendere la Samp… Si potrebbero mandare un po’ di maglie blucerchiate a Seattle a Jeff Bezos, proprietario di Amazon. Con l’aumento di valore di un giorno di borsa, non solo si compra la Sampdoria ma le fa vincere la Champions League…

Da conoscitore anche degli sport americani, come vedrebbe un investitore già inserito nel mondo dello sport, come poteva essere Dinan, proprietario dei Milwaukee Bucks, squadra di baseball?

Su questo devo dire ho un grande punto di domanda… In America lo sport è business, non c’è neanche un proprietario a partire dalla G-League del basket fino ai Lakers (NBA) o ai New England Patriots (NFL) che lo faccia solo per passione. In Italia non è un business puro nemmeno per la Juventus, che ha perdite di bilancio disastrose e sopravvive solo per la solidità finanziaria della famiglia Agnelli… Chi limita le perdite in bilancio lo fa perchè è bravo a comprare e vendere bene… Una volta era l’Udinese, ora sono Atalanta e Sassuolo…

Quindi non si auspica per la Sampdoria operazioni come quelle  di Krause al Parma e di Friedkin alla Roma?

Io onestamente non le capisco. Prendiamo Friedkin: con quello che ha speso per la Roma avrebbe comprato la metà di una squadra NBA, che però fattura e rendo molto ma molto di più di quando possa rendere un club di calcio, seppur importante… Senza contare che si tratta di persone ricchissime, ma non stiamo parlando di Jeff Bezos o Elon Musk che hanno capacità di spesa pressochè infinite. Parliamo di imprenditori che devono far quadrare i conti…

Quali sono i limiti per un potenziale investitore nella Sampdoria?

Sicuramente lo stadio. In America lo fai in uno o due anni, in Italia chi lo sa, ci vogliono almeno 5/8 anni… Ci sono problemi a Roma, figuriamoci a Genova dove ci sono dei limiti oggettivi di disponibilità dei terreni, o fai lo stadio sul mare oppure non è che puoi spianare nell’entroterra… Il rischio è quindi di investire ma di perdere un sacco di soldi. Poi c’è l’anomalia italiana che qui il privato vuole costruire ma con gli aiuti del Comune, della Regione, dello Stato. Infine non dobbiamo dimenticarci che il bacino di utenza è limitato…

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