Marcello Cottafava ex giocatore ed allenatore della Sampdoria ha raccontato un aneddoto su Roberto Mancini…
Un retroscena curioso e significativo arriva direttamente dallo spogliatoio della Sampdoria degli anni in cui Roberto Mancini era il simbolo tecnico e carismatico della squadra blucerchiata. A raccontarlo è Marcello Cottafava, ex difensore cresciuto nel vivaio doriano, che in un podcast ha svelato un episodio legato agli allenamenti con la prima squadra ai tempi del “Mancio”.
Non si poteva fare il contrasto su Mancini, ha spiegato Cottafava ricordando il periodo in cui, dagli Allievi, iniziava ad affacciarsi nel gruppo dei grandi. Parole che fotografano perfettamente le gerarchie e il rispetto che circondavano Roberto Mancini alla Sampdoria, in anni in cui il numero 10 rappresentava molto più di un semplice giocatore.
Sampdoria, Marcello Cottafava racconta un aneddoto su Roberto Mancini
VIDEO – Ex Sampdoria, Marcello Cottafava: vietato fare un contrasto con Roberto Mancini. Il racconto
LEGGI ANCHE Milano Cortina 2026 – c’è un nuovo doping: la sciolina. Escluse due fondiste
Per un giovane proveniente dal settore giovanile, il salto in prima squadra era un momento decisivo.
Quando vai su in prima squadra devi andare ad aiutare o metterti in mostra. Anche se fai il tuo, hanno l’occhio per vedere se hai qualità,
ha raccontato a Doppio Passo podcast l’ex difensore. Allenarsi con campioni affermati significava dimostrare personalità, ma anche saper leggere le dinamiche interne dello spogliatoio.
Ed è proprio in questo contesto che si inserisce l’aneddoto su Mancini. Andare a contrasto duro non era visto come il modo giusto per emergere.
Andare a contrasto non era il tuo ruolo, tu arrivavi, era una contrapposizione ma finiva lì,
ha spiegato Cottafava. Nessuna entrata aggressiva, nessun intervento fuori misura: il talento andava rispettato e, in un certo senso, tutelato.
L’episodio racconta molto della dimensione di Roberto Mancini alla Sampdoria. Leader tecnico, uomo simbolo e punto di riferimento assoluto, il Mancio rappresentava un patrimonio da preservare anche durante le sedute di allenamento. In un calcio meno mediatico rispetto a quello attuale ma fortemente gerarchico, il rispetto per il campione passava anche da questi dettagli.



