Vasco Regini è tornato sulla sua esperienza alla Sampdoria con Mihajlovic, Giampaolo e Ranieri e sul suo addio nel 2021
Cesena-Sampdoria è una partita del cuore per Vasco Regini, nato e cresciuto nelle giovanili del Cesena e poi autore di 140 partite con la maglia blucerchiata. A due giorni dalla sfida del Dino Manuzzi ha parlato proprio della situazione della squadra di Attilio Lombardo al Secolo XIX:
Playoff? Sicuramente con una vittoria diventa tangibile. Metti al sicuro la salvezza e a quel punto puoi innescare quella spinta dell’ambiente che può dare qualcosa in più.
Regini, che ora allena l’Under 19 a Malta, ha parlato anche delle novità tattiche introdotte proprio da Lombardo. Dalla difesa a 4 all’arretramento sulla linea difensiva di Oliver Abildgaard:
Difesa a 4? E’ stata una mossa coraggiosa , perché tutte le dinamiche di squadra erano improntate sulla difesa a 3, compresa la costruzione della rosa. Abildgaard? Dipende sempre tutto dalle caratteristiche di un giocatore, ma la Samp con Abildgaard penso abbia avuto risultati ottimi, poi è normale fare errori.
Vasco Regini: ringrazierò per sempre la Sampdoria

Vasco Regini: lasciare la Sampdoria mi ha fatto male. Sinisa Mihajlovic e Claudio Ranieri i miei maestri…
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Ha avuto tanti allenatori importanti Regini. Da Marco Giampaolo a Maurizio Sarri, passando per il grande Sinisa Mihajlovic e Claudio Ranieri. Da tutti ha cercato di imparare qualcosa da portarsi dietro, poi, nella sua esperienza in panchina:
Allenando i ragazzi sto scoprendo quanto è difficile questo ruolo. Fortunatamente ho avuto grandi maestri. Come gestione Ranieri, faceva star bene tutti. A livello difensivo ho imparato tanto da Sarri, Giampaolo e Delneri. E anche Mihjalovic era forte a livello tecnico-tattico. Mister Sinisa mi ha trasmesso il motto “Io sono questo, fammi vedere chi sei tu”. La mentalità di non partire mai battuto. E infatti raramente sbagliavamo un approccio.
Infine è tornato proprio sul suo addio alla Sampdoria, avvenuto nel 2021 per la scadenza naturale del contratto. Regini non se ne sarebbe mai andato da Genova, dove, ormai sentiva di essere a casa:
Io non sarei mai andato via, perché a Genova sono cresciuto così come mia moglie e le mie figlie. Ho fatto una dozzina di ritiri, sono diventato parte della piazza e lasciarla ha fatto male a tutta la famiglia. Però nel calcio, come nella vita, nulla è per sempre. Sono contento e orgoglioso di quello che ho vissuto, e ringrazierò sempre il Doria.



