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Ultima chiamata prima del baratro

di Massimiliano Lussana

In sei giorni, da lunedì sera a ora, la Sampdoria ha perso tutto quello che si poteva perdere.

Anzi, praticamente, tutto questo è compreso nell’arco di tempo che va dall’ultimo quarto d’ora della prima partita di Cagliari al primo quarto d’ora di partita con il Parma

E’ come se in quel momento – nel passaggio dall’1-3 per la Sampdoria al 4-3 per il Cagliari – si fosse spento il momento magico iniziato con il lavoro di Claudio Ranieri e come se si fosse ribaltato il doppio momento iniziato contro il Lecce quando il Var ha annullato il rigore per i salentini e, conseguentemente, anche l’espulsione di Ferrari.

Ecco, quella era stata una svolta della stagione.

E la rimonta del Cagliari e in particolare lo stacco imperioso di testa al novantasettesimo di Alberto Cerri ha fatto girare la ruota anche per le partite successive.

Perchè l’intero mondo blucerchiato, fino all’1-3 in Sardegna con una prestazione splendida, si era convinto che si potesse volare, con il ritrovato Quagliarella – già ritrovato con la prima rovesciata e poi ri-ritrovato con gli assist ed i goal – e soprattutto si era visto finalmente anche il gioco, un gran gioco, contro la quarta forza del campionato, che è per l’appunto il Cagliari.

Invece.

Invece, i cambi stavolta sbagliati di Ranieri – ma forse erano obbligati a causa di infortuni – e soprattutto quello che è un errore che io imputo alla società e al tecnico.

Indipendentemente dal fatto che poi il volo sia stato rinviato per nebbia e che la squadra sia stata costretta a tornare solo martedì mattina, ma che senso aveva andare avanti e indietro da Cagliari quattro volte in quattro giorni?

Nostalgia di Bogliasco? L’aereo costava meno dell’albergo? E, soprattutto, perchè buttar via per l’ennesima volta la Coppa Italia, che comunque avrebbe potuto essere un riscatto per una stagione iniziata malissimo e che si stava finalmente raddrizzando?

Insomma, forse la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.

E la formazione improbabile messa in campo a inizio partita del secondo incontro di Cagliari è stato arrendersi prima di combattere.

Eppure, se Gabbiadini fosse entrato prima in campo, saremmo qui a raccontare un’altra storia, anche perchè Manolo è tornato in forma, come ha dimostrato anche col Parma, con una grandissima punizione e la traversa che trema ancora adesso.

Così con due sconfitte e quattro viaggi sul groppone di ritorno dal campo maledetto per i blucerchiati si è arrivati al Parma di oggi. Con venticinque minuti iniziali del primo tempo osceni, venti minuti ottimi con cui si è conclusa la prima metà della partita, una sarabanda di emozioni forti e tutte amare nella ripresa: traversa, per l’appunto; rigore; rigore sbagliato; Quagliarella che riprende e ribadisce in rete; il brivido Var e l’annullamento perchè Jankto era entrato prima in area.

Ecco, anche Quaglia – inesistente fino a questa settimana – sembrava rinato a Cagliari e anche coi gialloblù si è comunque mosso decentemente.

Il punto è che in rosa c’è troppa gente che non c’entra niente: penso a Leris, entrato malissimo in campo. O a una panchina che, nonostante sia costata molto, è francamente quasi inguardabile, visto che Rigoni, Maroni e compagnia bella ogni volta che sono entrati in campo hanno fatto capire perchè non giocano stabilmente.

Ma è possibile che – una volta infortunato Bonazzoli, dico Bonazzoli non Immobile – non ci sia una punta di riserva in panchina da fare entrare al momento giusto?

Caprari è una cosa diversa, Rigoni è una cosa diversa.

Ma, giusto per infilare il coltello nella piaga, ci voleva tanto a prendere uno come Cerri Eppure il Cagliari a inizio campionato aveva Pavoletti e poi ha preso anche Simeone, ritenuto inadatto da DiFra (intervista post partita di Coppa Italia a Crotone)…

Insomma, dove si va con tutto questo?

Si arriva a un derby mai così nei bassifondi della classifica negli ultimi anni contro un Genoa splendido nel primo tempo di Lecce e pessimo nella ripresa.

Mescolate tutto, shakerate e avrete il risultato di sabato sera.

Sconsigliato ai deboli di cuore.



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