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Stipendi calciatori, dagli USA la soluzione

di Gabriele Frassanito

La soluzione per la questione di quanto decurtare gli stipendi dei calciatori vista la crisi mondiale della pandemia, potrebbe arrivare dagli USA.

Che l’NBA (la lega professionistica di basket americana)  sia un colosso mondiale è cosa  nota. Il motivo è presto detto: l’organizzazione è sempre in passo avanti.

C’è qualità nel “business” e serietà nel proporlo agli investitori. Sicuramente una maggior comprensione delle esigenze dei giocatori, che poi sono davvero quelli che mandano avanti tutto lo spettacolo.

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E’ impietoso infatti  il confronto  con il sistema-calcio europeo, anche tenendo conto delle differenze culturali e di approccio allo sport. E la crisi da coronavirus marca ancora nettamente le differenze.

Qui in Europa abbiamo il mondo dei calciatori, che spesso, purtroppo guardano solo al proprio conto in banca e poco oltre. E non parliamo delle strutture di governo dello sport e del calcio: Leghe e Federazioni che spesso puntano solo al fatturato e a minimizzare danni economici.

Coronavirus in NBA: stop immediato

Oltreoceano la vivono diversamente: l’NBA, una lega da oltre 5 miliardi di dollari di ricavi (di cui la metà da diritti TV)  si è fermato nel giro di un giorno, l’11 marzo, quando si è trovato il primo giocatore positivo, e quando ancora la popolazione intera e il presidente Trump non avevano percezione del problema.

Stipendi calciatori USA soluzione
Rudy Gobert (Utah Jazz) è il primo giocatore NBA positivo al coronavirus.

L’NBA ha deciso, senza polemiche e dubbi. A stretto giro si è fermata anche al lega di hockey su ghiaccio (l’NHL, 3,5 miliardi di dollari di ricavi) senza che nessun giocatore fosse ancora risultato positivo.

Non solo:  i campioni NBA non sono certo fuggiti dalle loro responsabilità di uomini sportivi e di esempi virtuosi: fioccano le donazioni per milioni di dollari in favore dei lavoratori, rimasti senza lavoro, a partire da quelli degli stadi dove giocano, dagli addetti alle pulizie al personale di servizio.

NBA e stipendi ai tempi del coronavirus.

Anche sul tema stipendi, quando ancora in Italia si discute con polemiche spesso sterili, negli USA hanno già la soluzione.

Il contratto collettivo (istituto che abbiamo anche  in Italia) firmato tra NBA  e associazione giocatori contiene una clausola intelligente e lungimirante, che menziona esplicitamente la epidemia/pandemia come una delle cause di forza maggiore che permettono di trattenere circa l’1% di stipendio per ogni partita non disputata. Tra l’altro ad oggi i giocatori hanno già ricevuto il 90% del salario annuale. Non è ancora chiaro quando riprenderà il campionato, visto anche i casi crescenti negli USA e tra i giocatori (ad oggi 15 atleti), ma sicuramente le partite che verranno disputate verranno pagate per intero.

In Italia purtroppo si assisterà al solito tira e molla tra società e AssoCalciatori, sia sulla questione stipendi , sia sulla ripresa degli allenamenti.

Almeno adesso il calcio dovrebbe essere unito…



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