Ivano Bonetti furioso contro Jesper Fredberg e la proprietà della Sampdoria per l’esonero di Andrea Mancini e Giovanni Invernizzi, ultimi pilastri dentro il club dell’era Mantovani
La Sampdoria ha interrotto i rapporti professionali con Andrea Mancini e Giovanni Invernizzi. L’ennesimo cambiamento nel quadro dirigenziale della società ha portato all’esonero di due rappresentati della Sampdorianità, di un presente fatto di competenza ma anche di un passato glorioso di cui erano custodi.
Gli ultimi custodi, secondo Ivano Bonetti. Che dopo aver appreso la notizia si è unito alle proteste di tantissimi tifosi blucerchiati che hanno fortemente criticato questa scelta via social. L’ex calciatore della Sampdoria ha pubblicato sui social una lettera, indirizzata ai sostenitori del club doriano, che inizia con una perentoria richiesta verso Jesper Fredberg e la dirigenza: “Fredberg vergognati e dimettiti, tu e i tuoi padroni“. Mandare via Mancini e Invernizzi, per Bonetti, è ciò che cancella definitivamente l’era Mantovani:
Ai tifosi della UC Sampdoria, a chi ha ancora a cuore questa maglia, a chi sa distinguere il calcio da un semplice esercizio finanziario. Con l’allontanamento anche degli ultimi uomini rimasti legati a una certa identità, come Andrea Mancini e Giovanni Invernizzi, si chiude definitivamente ciò che restava dell’era Mantovani. Non oggi, forse. Probabilmente da anni. Ma oggi cade anche l’ultimo velo. Perché lo stile Mantovani non era soltanto vincere. Non era soltanto costruire squadre forti o stare ai vertici del calcio italiano. Era un modo di essere. Era coerenza. Era riconoscenza verso chi dava tutto per la Sampdoria. Era fedeltà ai valori umani prima ancora che ai risultati. Era competenza vera, silenziosa, concreta. Si poteva sbagliare, certo. Ma senza mai perdere dignità, identità e rispetto
Coerenza, fedeltà, riconoscenza, dignità e rispetto. Tutti valori che riguardavano lo spirito della Sampdoria vincente di Paolo Mantovani. Un’epoca e una squadra di cui l’ex direttore sportivo e l’ex coordinatore dell’area tecnica erano gli ultimi rappresentanti nel club. Ma non solo. Bonetti scrive che Mancini e Invernizzi sono anche coloro che hanno tenuto la barra dritta rimediando a errori di altri:
Oggi invece assistiamo all’esatto contrario. Chi ha costruito una squadra estiva sbagliata, portata sull’orlo della retrocessione, viene salvato per il secondo anno consecutivo da persone che conoscono davvero l’ambiente, il peso della maglia e la responsabilità verso la città. E paradossalmente, proprio quelle persone vengono allontanate dagli stessi dirigenti che dovrebbero ringraziarle. Il tutto raccontato con parole vuote, slogan aziendali e giustificazioni costruite: “accelerare la rinascita”, “puntare alla Serie A”, “nuovo corso”. Frasi che non possono cancellare la realtà
Sampdoria, Ivano Bonetti: “Mancini e Invernizzi? Cancellato l’ultimo legame con una cultura sportiva”
SOCIAL – Sampdoria, esoneri di Mancini e Invernizzi, l’attacco di Ivano Bonetti: l’era Mantovani ora è davvero finita. Il post
E la realtà, scrive ancora Bonetti via social, è che la Sampdoria si separa da persone competenti. E che incarnano una storia che non si può comprare:
La realtà è che senza chi oggi viene mandato via, questa società probabilmente avrebbe già smesso di esistere sportivamente. La realtà è che chi oggi parla di rilancio dovrebbe prima assumersi le responsabilità degli errori commessi. La realtà è che la competenza non si improvvisa e la storia di un club non si compra con comunicati o strategie di facciata
L’addio a Mancini e Invernizzi, conclude Bonetti, è la cancellazione definitiva di un legame con una cultura sportiva che ha reso grande la Sampdoria. Che deve stare attenta a non perdere la sua dignità:
La Sampdoria non appartiene ai dirigenti di passaggio. Non appartiene agli uomini che arrivano, sbagliano e poi scaricano le colpe sugli altri. La Sampdoria appartiene alla sua gente. A chi soffre. A chi ricorda. A chi pretende rispetto. E il rispetto parte da un principio semplice: non si può parlare di futuro distruggendo definitivamente tutto ciò che rappresentava l’identità di questa società. Oggi non viene mandata via soltanto qualche figura tecnica. Oggi viene cancellato l’ultimo legame con una cultura sportiva fatta di appartenenza, serietà e umanità. Ed è questo che fa più male. Molto più dei risultati. Perché le partite si possono perdere. La dignità di una società, invece, una volta persa, è molto più difficile da ritrovare.


