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    Editoriali

    Basta scemenze! E’ giusto così…

    La puntina di Massimiliano Lussana su Sampdoria-Verona, sul Coronavirus, sullo stop del calcio, la giusta decisione di fermarsi. Altro che storie...
    Luca UccelloDi Luca Uccello14 Marzo 2020Aggiornato:14 Marzo 2020
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    La puntina di Massimiliano Lussana su Sampdoria-Verona, sul Coronavirus, sullo stop del calcio, la decisione di fermarsi. 

    E poi ci sono i post di questi giorni che discutono dell’ingiustizia dell’ipotesi dei play-off e dei play-out, che è una scemenza, ma – come dire – non è il primo dei problemi del Paese.

    E poi, perchè la mamma dei cretini è sempre incinta, ci sono anche quelli che si lamentavano in televisione anche pochissimi giorni fa perchè le partite non si giocavano regolarmente a porte chiuse (“dov’è il problema?”), che urlavano perchè il campionato non prosegue regolarmente e quelli che ipotizzavano complotti incredibili per danneggiare le squadre genovesi o favorire la Juventus o altre scemenze simili.

    C’era gente che urlava contro l’ipotesi play-off – che io trovo delirante – fregandosene completamente della salute dei calciatori.

    C’erano complottisti che parlavano di regolamenti, classifiche, il Genoa bloccato nel momento migliore della stagione e la Sampdoria che oggi sarebbe stata salva.

    LEGGI ANCHE Coronavirus, la Sampdoria sceglie il silenzio…

    Scemenze, scemenze assolute.

    Ma ci voleva tanto a capire che la priorità era quella di tutelare la salute, anche quella dei calciatori?

    Ma ci voleva tanto a capire che giocare la partita della Sampdoria col Verona non era la cosa più importante del mondo?

    Ma ci voleva tanto a dare retta per l’ennesima volta alla saggezza di sir Claudio Ranieri che chiedeva di non giocare, che spiegava che le porte chiuse e questa situazione sono la morte del calcio?

    Addirittura pensare di giocare a porte aperte come si era ipotizzato per Sampdoria-Verona e persino per Inter-Sampdoria era una follia assoluta.

    Ricordo la chiamata disperata di una mamma, Laura Mongiardino, la sera prima della trasferta con l’Inter per segnalarmi il caso del figlio che avrebbe voluto partire per Milano.

    LEGGI ANCHE Coronavirus, parla “U megu” Baldari

    Aveva ragione Laura, volontaria della protezione civile, come abbiamo avuto ragione tutti noi contro quelli che dicevano che in dieci giorni sarebbe finito tutto, che era come l’influenza, che si poteva andare a bere l’aperitivo e lo spritz in compagnia e che si poteva tranquillamente partire per i viaggi.

    E vi racconto la partita col Verona, non perchè interessi qualcosa della partita, del gioco o dello sviluppo del campionato – per la cronaca primo tempo come al solito inguardabile e regalato e secondo tempo meritatissimo, con un grande Quaglia e una reazione di carattere contro la squadra di Juric calata moltissimo alla distanza e le opportune correzioni tattiche di sir Claudio – ma per il clima surreale: eravamo in una trentina di tribuna, all’ingresso termoscanner (per la cronaca io ero a 34,3 tecnicamente morto per ipotermia), dispenser di igienizzante per le mani a ogni colonna e almeno dieci metri fra un collega e l’altro.

    E poi le voci, l’arbitro che prima del fischio di inizio chiede “Siete pronti”, Audero che incoraggia i suoi “Dai ragazzi, su”, tutte le palle chiamate, come facevamo noi all’oratorio, Juric che ha urlato tutta la partita come un ossesso e Ranieri che ha sussurrato, anche con il linguaggio del corpo, fino agli ultimi cinque minuti, il recupero in cui urlava solo lui e mi sono spaventato che potesse morire sul campo, non per Coronavirus, ma per infarto o fine della voce.

    E quindi, i festeggiamenti dopo i goal, limitati, ma che ci sono stati.

    E poi, la farsa di Sassuolo-Spal e gioco-non gioco, la riunione del Coni, il decreto di Conte e l’incredibile voto della Lega Calcio solo quando era inevitabile, e l’Uefa assurda e inconcepibile, e la partita di Liverpool a porte aperte, e le altre giocate in Europa League e lo stop solo quando era inevitabile.

    Ne è uscito a pezzi il mondo del calcio, perdendo la faccia se mai l’aveva avuta.

    E poi il caso Rugani.

    Ne sono usciti a pezzi cinque nostri ragazzi, Gabbiadini, Colley, La Gumina, Thorsby, Ekdal e il dottor Baldari.

    Ecco, basterebbe questo per non aggiungere nessun’altra parola.


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