L’ex blucerchiato Moreno Mannini ricorda al podcast Doppio Passo l’arrivo alla Sampdoria insieme a Gianluca Vialli, l’incontro con Roberto Mancini e la forza di quel gruppo.
Il passato glorioso della Sampdoria, fatto di grandi campioni, vittorie memorabili e soprattutto di un legame umano irripetibile, rivive attraverso i ricordi di chi quella maglia l’ha onorata con una militanza leggendaria.
Ospite del podcast Doppio Passo, l’ex difensore blucerchiato Moreno Mannini ha riperesso le tappe del suo emozionante approdo a Genova,un momento cruciale che ha cambiato per sempre la storia del club e la sua carriera. Un salto nel calcio che conta, vissuto fianco a fianco con un’altra straordinaria icona del nostro pallone, quel Gianluca Vialli con cui condivise il grande salto dalla Serie B alla massima serie, fortemente voluto dall’indimenticabile presidente Paolo Mantovani.
Sampdoria, il ricordo di Moreno Mannini
Sampdoria, Moreno Mannini: io, Vialli e Mancini un gruppo unico che si è trovato subito. Le parole
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In quel contesto d’oro, la Sampdoria stava rapidamente scalando le gerarchie del calcio italiano, forte già della classe cristallina di Roberto Mancini e di un nucleo destinato a comporre i mitici “gemelli del gol” e una corazzata capace di conquistare lo scudetto. Ma al di là del valore tecnico indiscutibile sul rettangolo verde, il vero segreto di quella squadra formidabile risiedeva nella forza granitica dello spogliatoio e nella coesione umana.
Un valore autentico e viscerale che Mannini ha voluto sottolineare con un passaggio intenso e nostalgico tratto dal suo intervento al podcast, lasciando parlare direttamente le sue parole per descrivere quell’atmosfera irripetibile:
Gianluca Vialli giocava nella Cremonese, io nel Como, quindi ci siamo incontrati in Serie B e vincemmo in campionato tutti e due e ci comprarono tutti e due il nostro presidente fantastico Paolo (Mantovani, ndr). E arrivare lì a Genova in una piazza in Serie A, una piazza che stava diventando importante perché Roberto Mancini era già lì e si stava cominciando a parlare di questa squadra. Arrivare lì è stata… non sapevo le mie reali qualità, quali potessero essere, se potevo competere, non competere. Invece mi hanno dato fiducia subito. Eravamo gruppo. Noi veramente eravamo un gruppo. Poi adesso purtroppo un po’ le tante etnie delle squadre… È più difficile creare un gruppo, perché non tutti parlano la stessa lingua.
Una testimonianza lucida e profonda che restituisce intatto lo spirito di un’epoca irripetibile, in cui il senso di appartenenza e l’armonia di spogliatoio rappresentavano il vero motore di una Sampdoria capace di scrivere pagine immortali nella storia del calcio italiano.



