Matteo Manfredi ha dovuto lasciare la Sampdoria. L’ha fatto perché non era d’accordo sugli addii di Mancini, Invernizzi e Lombardo…
C’è chi ha esultato all’addio di Matteo Manfredi. C’è chi si è schierato apertamente senza pensare alle conseguenze. Ma Matteo Manfredi, piaccia o no, aveva capito una cosa. Una cosa semplice. Che la Sampdoria è dei sampdoriani. E fin che ha potuto, fino a quando gli è stato permesso da chi mette i soldi ha scelto di seguire quel filo che ci unisce un po’ tutti…
Ha scelto di chiamare in un momento difficile, complicato,prima Roberto Mancini, poi anche suo figlio Andrea, metterlo sotto contratto fino al 2027. Una Sampdoria ai sampodoriani applaudita da tutti.
Poi è Attilio Lombardo ma anche Chicco Evani che ci ha messo la faccia prima di essere abbandonato per strada. Ha appoggiato la scelta anche di Nicola Pozzi, Christian Puggioni e naturalmente quella di Giovanni Invernizzi.
Lui ha cercato di rimettere anche per personali necessità di classifica, giusto ricordarlo, la sampdonarietà al centro del progetto. E questo andava bene a tutti. Anzi non proprio a tutti. A non chi metteva i soldi e voleva decidere in prima persona.
E, l’ho scritto tante volte, criticare Matteo Manfredi in questo suo ultimo anno di Sampdoria è stato sbagliato. Sbagliato perché non è stato mai coinvoloto, nemmeno minimamente nelle scelte iniziali. Piuttosto ha potuto ridire la sua nel momento del cambio di allenatore. È lì che è tornato centrale riportando in famiglia Attilio Lombardo facendogli firmare un contratto abbastanza lungo per fare la differenza…
Sampdoria, Matteo Manfredi costretto a lasciare
Sampdoria, Matteo Manfredi se ne è andato per non dover esonerare Mancini, Invernizzi e Lombardo. La storia
LEGGI ANCHE Sampdoria, continua la rivoluzione di Jesper Fredberg: il nuovo direttore sportivo sarà danese? Il nome
Per qualche pagina Facebook, Joseph Tey non sarebbe altro che il “pupazzo” di Andrea Radrizzani. A me non risulta. Ci mancherebbe ma le paginette ne sanno sempe più degli altri. Loro hanno la presunzione di sapere tutto. Vabbè. Il calcio è fatto di numeri. E di contratti. Con Manfredi c’era una Sampdoria sotto contratto che oggi non c’è più. Scelta che è passata sopra la testa anche di Francesco De Gennaro che con Andrea aveva un rapporto diretto, di affetto e grande stima.
E allora, ma questo nessuno lo ha mai messo in conto, meglio trovare una via d’uscita. Perché la convivenza era diventata impossibile con Nathan Walker, l’uomo che comanda oggi in Casa Sampdoria (inutile prendersela con Fredberg). E su questo è stato scritto, detto molto e di più. Se Matteo fosse rimasto avrebbe dovuto avallare l’addio di un pezzo di storia della Sampdoria. Meglio prendere i soldi e scappare da Genova e lasciare agli altri gestire l’ingestibile.
Lui sarebbe rimasto ma la situazione di classifica indecifrabile fino alla fine ha condizionato l’ingresso di nuovi soci (il Fondo svizzero aveva anche concluso la due diligence) e ha legato il futuro della Sampdoria sempre di più alle finanze di Singapore. Andarsene, recuperare parte del suo investimento iniziale è stata una scelta obbligata, non quella preferita.
Ora certo se al posto di di Attilio arrivasse Claudio Ranieri (non un nome a caso) e se al posto di Andrea arrivasse Pantaleo Corvino (nemmeno questo un nome a caso) forse non saremmo così spaesati e forse pure impauriti. Ma sarà l’usato sicuro a salvarli?
L’impressione è che siamo solo all’inizio di un’estate calda, anzi caldissima. Dove la pazienza sembra aver già raggiunto i limiti massimi…


