Matteo Asquasciati (sui social) si chiede (uno dei pochissimi pubblicamente) che cosa ci facesse Andrea Radrizzani in tribuna al fianco di Joseph Tey per assistere Sampdoria-Juve-Stabia. Chi risponde?
Ha ragione Matteo: una nuova prova di dolore per ventimilasettecentonovantadue (20792) tifosi che ha scelto di investire sulla Sampdoria. Tanti, tantissimi.
Ha ragione Matteo. Ed è uno dei pochi che lo fa oltre al sottoscritto, a chiedersi del perché della presenza di Andrea Radrizzani al fianco, ancora una volta, di Joseph Tey.
“…l’un presso l’altro, il patron Tey e Radrizzani, quasi due personaggi d’una novella boccaccesca che, per diversi motivi, si trovino a spartire la medesima tavola mentre la brigata sottostante langue. E parvero a molti non già due signori che governassero con sicurezza una nobile casa, ma piuttosto due mercatanti capitati, per maligna combinazione, in un tempo che domanda fatti e riceve solo sguardi, promesse e garbate inquietudini”.
Poesia, permettetemi di dire senza alcuna ironia, ma con grande, grandissima stima verso chi scrive. Verso chi ha il coraggio di farlo. Certo dovrebbero essere alcuni miei colleghi. Colleghi che preferiscono pensare però ad altro…
“Sopra, la compostezza delle tribune, il decoro delle giacche, l’aria di chi osserva e valuta; sotto, il popolo che soffre, rumoreggia, spera e s’accende a ogni pallone come se in esso si contenesse il giudizio finale del mondo”.
Ma andiamo all’ennesima sconfitta subita all’esordio al Luigi Ferraris, davanti a un pubblico che merita la Serie A e non solo…
Sampodoria, Matteo Asquasciati è stanco di questa società
Sampdoria, Matteo Asquasciati: cosa c…o ci faceva Andrea Radrizzani in tribuna?
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“La Sampdoria non è stata vinta soltanto dalla Juve Stabia: è stata vinta da una somma di esitazioni societarie, da una mancanza di ambizioni, da quella mollezza che trasforma una Società in una compagnia di uomini affaccendati, più attenti a non far male a chi lì ha messi lì che a fare bene ad una tifoseria esausta. Perché questo ho percepito, mentre passeggiavo stanchezza ed esaurimento nei tifosi che guardavo”.
Il suo racconto prosegue: “E mentre in campo le cose si guastavano, in tribuna Tey e Radrizzani assistevano con quella gravità che i potenti assumono quando si sentono osservati più che efficaci. Ma il tifoso, che non è sciocco benché spesso venga trattato come tale, sa bene che la presenza di un Desaparecido – che non ha mai dato alcuna spiegazione alla scomparsa – non basta a fare la sostanza, e che due figure al proscenio non valgono un’idea chiara, un progetto saldo, una Società che sappia stare diritta senza aver bisogno di mostrarsi continuamente intenta a parerlo…”.
“(…) E così si è chiusa la novella della serata, non con il sorriso che Boccaccio spesso concede ai suoi lettori, ma con quel sapore amaro che resta in bocca quando una Società non tradisce solo la sua Tifoseria, bensì l’idea stessa di essere Società degna di questo nome: che cazzo ci faceva stasera Andrea Radrizzani in tribuna?”
Così “rimane la domanda che ogni tifoso si porta addosso come una preghiera laica: quando tornerà la Sampdoria a essere non soltanto ricordata, ma temuta. Non soltanto amata, ma rispettata? Innanzitutto, dalla sua proprietà. O presunta tale”.



