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Sampdoria, Lucchini: “Il calcio doveva fermarsi prima”

di Matteo Palmisano
Lucchini Sampdoria Coronavirus

Stefano Lucchini, ex difensore della Sampdoria, è nato a Codogno e racconta come sta vivendo l’emergenza Coronavirus

Oltre 100 in quattro anni con la maglia della Sampdoria per Stefano Lucchini, nato a Codogno, là dove è partita l’emergenza Coronavirus. L’ex difensore blucerchiato vive a Cremona, dove allena la primavera della Cremonese, ma ha a cuore gli interessi e li sviluppi della cittadina del lodigiano: “Codogno resterà per sempre legato a questa epidemia. Lì vive mia sorella. Nei primi giorni c’era preoccupazione, ma lei ci rassicurava. Non a vedo da 25 giorni. Ci sono stati diversi decessi, uno anche nella famiglia di mia moglie”.

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Nell’area di Cremona il pericolo legato al Coronavirus si è capito subito, anche per la vicinanza con l’area di Codogno, la prima zona rossa d’Italia: “Ci siamo adeguati ai protocolli perché abbiamo capito subito che stava accadendo qualcosa di mai visto e di terribilmente pericoloso. Il numero dei contagiati triplicava ogni giorno e i cittadini sono stati bravissimi ad azzerare i contatti”.

L’emergenza ha sconvolto le vite di tutti: “Stiamo barricati in casa. Mi alleno in salotto con mio figlio Matteo, di 13 anni. Il piccolo, invece, Giovanni, di 19 mesi, ha altre esigenze. In questa zona della Lombardia stiamo pian piano arrivando alla consapevolezza”.

Anche il mondo del calcio, di conseguenza, è stato travolto dall’emergenza: “Appena Codogno è diventata zona rossa, la Cremonese ha sospeso ogni attività. In Italia ci saremmo dovuti fermare prima, sembrava che si aspettasse il primo giocatore contagiato”. E Gabbiadini: “Mi ha tranquillizzato subito, come ha fatto con tutti. Auguro a tutti i blucerchiati, compreso il dottor Baldari di riprendersi presto. La Sampdoria è un capitolo importante della mia carriera”.



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