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Sampdoria, giochiamo a scommettere che…

di Giuseppe Viscardi
Sampdoria

Senza cessione, le voci non mancano, servirà costruire una Sampdoria con tanti giovani interessanti come Sabiri. È una scommessa?

Allora, potremmo cominciare così: l’unico punto fermo è che non esistono punti fermi. Nessuno di noi è stato direttamente al Consiglio di Amministrazione della settimana scorsa, nessuno sa cosa si siano detti gli attuali gestori della Sampdoria con i “gemelli diversi” Faggiano ed Osti – se si preferisce un criterio alfabetico; Osti e Faggiano, se invece si predilige l’anzianità di servizio – e nemmeno ben si sa cosa si siano raccontati tra di loro i membri del suddetto Cda con Marco Giampaolo.

Quindi, solo congetture. Tutte, sia chiaro: quelle dei pessimisti (che forse si definirebbero “realisti”), e quelle degli ottimisti (potrebbe andare bene “sognatori”). E non mi addentro in quel campo minato della gara a chi ce l’ha più blucerchiato, perché – ormai un po’ mi dovreste conoscere – non riesco ad apprezzare (in perfetta contraddizione con il mio stesso pensiero) i doriani che se la prendono con altri doriani.

Allora faccio un piccolo gioco: con i mezzi a disposizione – facciamo finta che siano pochi e da gestire con intelligenza – gioco alla Sampdoria che vorrei.

Premessa: dall’ultimo anno intero di Giampaolo (stagione 2018/2019), belle partite ne ho viste pochine, anche quando le cose andavano decorosamente. Detto questo, provo ad immaginare che il condottiero abruzzese voglia costruire dalle fondamenta una squadra che in qualche modo gli assomigli, e che possa abbinare una certa funzionalità ad una sia pur moderata estetica.

Penso quindi alla stagione 2016/2017, la prima di Giampaolo sulla panchina doriana, forse la più sorprendente, la più schizofrenica, la più inaspettata, e anche la più rischiosa. Tante scommesse, tanti giocatori giovani ma di prospettiva. I nomi li ricordiamo tutti.

Sampdoria, scommettiamo sui giovani bravi come Sabiri

 

Sampdoria, giochiamo a scommettere che…

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Ecco, mi piacerebbe che in questo anno zero si ragionasse come allora. Con una differenza: tanti ragazzi, oggi, sono già in casa, qualcuno potrebbe tornare, qualcun altro recuperare, e infine qualche scoperta in giro… perché no?

D’altra parte, la Primavera, grazie al grande lavoro di Felice Tufano, è reduce da due eccellenti stagioni, e molti dei protagonisti sono a mio vedere pronti per il lancio. Trimboli e Yepes Laut li conosciamo già, e credo che a centrocampo possano già dare un contributo di qualità, ma a loro aggiungerei Di Stefano, farei rientrare alla base Stoppa e personalmente darei una chance a De Luca, che è un attaccante dalle caratteristiche diverse rispetto agli altri della rosa.

E poi mi guarderei un po’ in giro, in Italia – in B, vedi Sabiri, si può pescare benissimo, esattamente come ai tempi del bel calcio come lo conoscevamo noi non più giovani – e all’estero, come nel 2016 con Praet, Linetty, Schick.

Mancherebbe un po’ di esperienza? Tratteniamo qualcuno – non tutti – tra i senatori, e riportiamo a casa un paio di figliuoli prodighi che sembrano sempre sul punto di tornare.

Sarebbe una scommessa. Vero. Lo era anche nel 2016. Ma quanto ci siamo divertiti…



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