Il racconto di Gianluca Pessotto dell’uomo e del capitano Luca Vialli, che ha lasciato un grande esempio ovunque: dalla Sampdoria alla Juventus
Luca Vialli è stato un capitano vero. Un leader, un uomo che ha dato moltissimo dentro, ma soprattutto fuori dal campo. Dalla Cremonese, alla Sampdoria, dalla Juventus al Chelsea e alla Nazionale, il suo ricordo è indelebile.
Ne ha parlato anche Gianluca Pessotto, suo compagno alla Juventus, nel corso di un’intervista a Tuttosport. Con lui ha vinto la finale di Coppa dei Campioni a Roma, nel 1996, e con lui ha condiviso tanto alla Juventus:
Luca è stato tra le prime persone che ho incontrato a Torino: c’era un ristorante in cui, anche da calciatore del Toro, ero solito andare. Appena firmo per i bianconeri, incontro Vialli e Vierchowod. Quando loro giocavano e vincevano in A, io ero appena uscito dalla C2, al Varese.
Pessotto: Vialli si meritava quella coppa…

Sampdoria, Gianluca Pessotto: Luca Vialli capitano? Un rompiballe…
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La descrizione di com’era Vialli da capitano rende bene l’idea del giocatore dell’uomo che era Luca. Uno che viveva ogni allenamento al massimo e che sapeva che tutto nasceva dal modo in cui ci si allenava:
Luca capitano? Il numero uno dei rompipalle. L’allenamento era un’ossessione: non vedevi l’ora che fi nisse. Non faceva passare nulla: s’arrabbiava se sbagliavi un passaggio, ma la sua generosità sul campo era devastante.
Si meritava quella Coppa e si meritava anche di vincere a Wembley, per chiudere un cerchio iniziato, purtroppo, con la sconfitta contro il Barcellona nel 1992, quando, con la Sampdoria, era andato a un passo dal coronare un sogno. Sogno che si è ripreso, in parte, nel 2021:
Quella coppa la meritava: è stata la chiusura del cerchio, la prima. La seconda a Wembley, con l’Europeo del 2021. Era ispirazione, il capitano, l’insegnamento. Ed è stata una fortuna: l’ho vissuto solamente per un anno, ma ha dato un’eredità poi da trasferire.



