Bellucci è felice che la numero 10 della Sampdoria, dopo essere passata negli ultimi anni da Verre a Tutino e a Cherubini, ce l’abbia un giocatore come Lorenzo Insigne. Che ora può essere il leader tecnico e caratteriale della squadra di Corradi
Lorenzo Insigne si è preso la Sampdoria. Se l’è presa con i goal (tre, due convalidati e uno annullato), con le giocate ma anche con la personalità. Tra esultanze, tiraggiri, garra e carattere, a volte quasi troppo esuberante, il classe 1991 (anno non banale a Genova) ha fatto pensare molti ad una cosa: finalmente i blucerchiati hanno un numero 10 degno di questa maglia.
Un’idea che ha pure Claudio Bellucci, ex attaccante che sa cosa significhi vestire una divisa del genere. E sa anche cosa voglia dire giocare a Genova. In questi ultimi anni di Serie B la Sampdoria ha avuto vari numeri 10, come Valerio Verre, Gennaro Tutino e Luigi Cherubini. In un’intervista a La Repubblica, però, Bellucci incorona solamente il Magnifico come giocatore all’altezza di quel numero sulle spalle:
Innanzitutto vederlo giocare con la maglia della Sampdoria mi fa piacere, finalmente la numero 10 è tornata a un giocatore forte. Sta ritrovando la condizione, a Pescara pur non giocando al 100% stava per fare il miracolo con una squadra ultima in classifica, scelta solo per il rapporto con il presidente
Sampdoria, Claudio Bellucci: Insigne come Cassano? Sì ma c’è una differenza…
Sampdoria, da Verre a Cherubini tutti i numeri 10 bocciati. Ora però c’è Lorenzo Insigne. Le parole di Claudio Bellucci
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Ma per quale motivo Insigne è un vero 10? Bellucci non parla solo delle giocate. Parla di come si è comportato anche in panchina una volta sostituito, nell’incitare i compagni. Un mix di cose che lo rendono un leader:
Insigne deve trascinare come carattere e giocate. Se sta bene sulle gambe diventa quasi impossibile sostituirlo, può diventare decisivo con un angolo, punizione laterale, un tiraggiro. Davanti alla porta non gli tremano le gambe, fare gol diventa la cosa più naturale di questo mondo
A Genova pochi, negli ultimi anni, hanno avuto un impatto così. Uno Bellucci lo conosce bene, vestiva il 99 sulle spalle ma equivaleva a un 10. Lorenzo Insigne alla Sampdoria può essere paragonato ad Antonio Cassano? L’ex attaccante, ancora a La Repubblica, risponde:
Il paragone ci può stare come peso nella squadra, Lorenzo è, però, molto più dedito al sacrificio, è stato educato a partecipare alla fase di non possesso. Antonio si accendeva cinque minuti e faceva la differenza, soprattutto in casa. Era stato bravissimo Mazzarri tatticamente, facevo il falso nueve e non davamo riferimenti, ricordo sette vittorie per 3-0 a Marassi solo nella prima stagione. Giocavamo il 3-5-2 e Cassano era esentato da qualsiasi compito di copertura



