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Sampdoria, cantiamo senza vergogna: “Serie A, Serie A”

di Marco Benvenuto
Lazio Sampdoria Biglietti Olimpico

I tifosi della Sampdoria devono spingere la squadra verso la permanenza in Serie A, senza la vergogna di un coro che, negli anni Sessanta, risuonava spesso

Quando come tifosi sampdoriani eravamo “brutti, sporchi e cattivi” verso il fine stagione, di questi tempi, in Gradinata risuonava forte e chiaro un solo coro “Serie A, serie A”.

Poi, per fortuna, i tempi sono cambiati e ci sono stati gli anni a 18 carati. Poi, quando le fortune sono cambiate ancora una volta, siamo precipitati in basso, quando è accaduto, in piena catatonia: senza renderci conto di quello che stava accadendo.

Chi si è scelto il ruolo di scrivere prima delle partite sa benissimo che quello che dice oggi potrà essere smentito in un nano secondo.

Tuttavia occorre dire che la situazione della Sampdoria, prima del primo tocco di palla dell’incontro con la Fiorentina, è di grande criticità. La navicella doriana ha poche e risicate vele al cospetto di venti che non si sa da che parte possano tirare.

Sampdoria, cantare Serie A senza vergognarsi

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E allora la partita nella partita la gioca il pubblico, tornato compatto a tifare. Ma si deve “sporcare” la voce, non aver paura di tornare a gridare a squarciagola quel “Serie A, serie A” che è stato patrimonio delle generazioni dei loro padri e dei loro nonni.

Quello spirito, magari un po’ rozzo ma genuino, che accompagnava i finali di stagione degli anni Sessanta, con le volate di Martello Delfino, le sue acrobazie per rimettere la palla al centro in un epico confronto casalingo con il Vicenza. Ma non solo perché al grido di “Serie A, serie A” è cresciuta la generazione doriana degli anni Settanta quando la salvezza alle ultime giornate, se non oltre, era il pane quotidiano di ogni stagione.

Allora quel grido “Serie A, serie A” deve dapprima risuonare come un incitamento al cielo e al campo. Ma poi si deve trasformare in una catarsi epocale al fischio risolutivo come una sentenza d’appello. Risuoni forte, quel grido, senza pudore alcuno. Perché l’unica vergogna che si deve avere è quella della vergogna stessa. Serie A…Samp.



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