Nazionale, svolta in FIGC: Maldini è il nuovo DT, Leonardo advisor. L’Italia riparte dalla storia per il futuro
Questa non è una semplice riorganizzazione dei quadri tecnici, ma una presa di posizione identitaria. Giovanni Malagò prova a scuotere il calcio italiano alle fondamenta e lo fa affidando il rilancio della Nazionale a due figure che sintetizzano carisma, visione internazionale e competenza di campo: Paolo Maldini e Leonardo.
In un momento in cui l’Azzurro ha un disperato bisogno di ritrovare autorevolezza e credibilità, l’ingaggio dell’ex capitano come nuovo Direttore Tecnico e del dirigente brasiliano nel ruolo di Advisor strategico rappresenta il segnale che tutto il movimento attendeva.
La mossa del Presidente del CONI e Commissario FIGC nasce da un’evidenza emersa negli ultimi anni: alla Nazionale non servono più solo tatticismi o contabili del pallone, serve un’anima aziendale e sportiva di respiro europeo.
Chi si aspettava una figura di compromesso è rimasto spiazzato. Malagò ha scelto la strada più dritta e al contempo più ambiziosa. Paolo Maldini avrà il compito di gestire l’area tecnica, la selezione del personale di campo, il raccordo con i club e il progetto metodologico di tutte le selezioni giovanili. Parallelamente, Leonardo agirà dietro le quinte ma su scala globale, supervisionando le strategie di sviluppo, lo scouting internazionale e i rapporti con le istituzioni calcistiche estere come UEFA e FIFA. Un binomio che ha già dimostrato di funzionare in passato e che porta in dote un peso specifico istantaneo nei corridoi del calcio mondiale.
Italia, la scelta importante di Malagò
Nazionale, Paolo Maldini ha detto si all’Italia, con lui anche Leonardo. La decisione di Malagò
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Per Maldini si tratta di un ritorno al centro del villaggio dopo le amarezze dell’addio al Milan. Chi conosce Paolo sa che non accetta incarichi di facciata: se ha detto sì a Malagò, significa che gli sono state garantite piena autonomia decisionale e la libertà operativa necessaria per incidere davvero sulla struttura.
Dall’altro lato, la figura di Leonardo garantisce quella diplomazia e quell’intuito di gestione che a Coverciano sono mancati nei momenti di massima pressione. Il brasiliano sa come parlare i linguaggi della modernità calcistica, muovendosi con naturalezza tra le dinamiche di spogliatoio e i tavoli dirigenziali.
All’atto pratico, questa svolta cambia radicalmente le dinamiche attorno alla squadra. Quando Maldini si interfaccia con i dirigenti dei club italiani ed esteri, il livello dell’interlocuzione acquista un’autorevolezza immediata. Inoltre, la coppia importerà una metodologia aziendale e tecnica finalmente allineata ai migliori modelli europei, sulla falsa riga di quanto costruito dalle federazioni francese e tedesca negli ultimi anni.
Infine, la presenza dell’ex numero 3 azzurro farà da scudo naturale attorno al commissario tecnico e al gruppo squadra, togliendo alibi ai giocatori ma offrendo loro una copertura carismatica imponente. Senza facili trionfalismi, la sensazione nei palazzi dello sport è che la FIGC abbia finalmente smesso di navigare a vista. Resta il campo, unico giudice supremo, ma rimettere la storia al centro del villaggio era il primo, inevitabile passo per tornare a fare paura agli avversari.



